K A O S di Antonio Belsito

K a o s  era un cane. 

Un semplice pastore tedesco.

Talmente semplice che amava stare tra gli uomini.

E non solo. 

Soccorreva/aiutava pure questi uomini senza mai risparmiarsi. 

Sfidava il pericolo reale pur di trarre in salvo un uomo. 

Affrontava la morte, sì! Pur di sentire la vita.

Fiutava, procedeva, fiutava, correva, fiutava, rincorreva, fiutava, si dimenava tra macerie, fiutava, nuotava, fiutava, puntava, fiutava – con l’affanno che ne riempiva il cuore – e – pure stremato – abbaiava. 

Aveva trovato l’uomo.

Sotterrato. Affondato. 

Abbaiava.

Si rizzava il pelo.

E abbaiava.

Fermo sulle zampe robuste di gratitudine.

Abbaiava.

Col muso rivolto al cielo.

Abbaiava. 

Per farsi sentire più forte. 

Abbaiava.

Magari ferito.

Ma stava lì.

Perché c’era un uomo che aveva bisogno.

E Kaos abbaiava. C’era. Non si allontanava.

I suoi occhi dritti negli occhi dell’uomo sofferente, bisognoso, solo.

Abbaiava forte. Ancor più forte.

Abbaiava Kaos perché si fidava e confidava – ciecamente – in quegli uomini.

I suoi amici, i suoi genitori, i suoi fratelli e sorelle. Il suo tutto. 

E Kaos arrivava. Nonostante il pericolo.

Abbaiava Kaos e si fidava.

Abbaiava e rispettava.

Abbaiava e leccava per esprimere il senso della gratitudine. 

Anche questa volta ha leccato, magari mentre correva col suo carico di semplicità, con la sua forza di vitalità, col suo amore smisurato per gli uomini, senza vantarsi delle vite salvate; ha leccato e un uomo lo ha ammazzato.

Kaos era il veleno della morte.

E l’ossigeno della vita.

R i c o r d a t e l o.

U o m i n i.

GRAZIE K A O S. 

 

(copyright2018)

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