Frasi e pensieri e aforismi

“E poi bisogna anche lasciarsi andare alla più bella goliardia che riempie di leggerezza e leggiadria perché non sempre i ritmi serrati e frenetici sono ossigeno. Perché, spesso, l’oblio del rigore e la parvenza della severità annichiliscono e inaridiscono. Perché, in fondo, siamo un agglomerato di cellule che giocano per tenerci vivi e noi non possiamo spegnerne la danza.”

(Antonio Belsito)

                                                                                                                                           

“Si è ‘esatti’ quando ci si capisce, e, pur scontrandosi, ci si abbraccia ancora. Ancora. E ancora.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“Le riflessioni sono come delle gocce d’acqua: dissetano l’uomo, alimentandone la vita.”

(Antonio Belsito)

“Viviamo le emozioni: sono vita. Cogliamole tutte senza dissiparle; ci racconteranno e noi ascolteremo sorridendo.”

(Antonio Belsito)

“Gli anni scorrono ma è pur vero che l’animo fanciullo ne contiene la portata, suggellandone l’eternità. Non abbandoniamo mai il fanciullino che è in noi, neanche per un istante, neanche per scherzo, potremmo perdere la luna e smarrire le stelle.”

(Antonio Belsito)

“Perché l’amore è così, afferra e unisce.”

(Antonio Belsito)

“La bellezza è in ogni risvolto di colore, inizia dagli occhi.”

(Antonio Belsito)

“Se tu sapessi riconoscere il mio sospiro, ogni tuo respiro diverrebbe compagnia intrisa di fremito, in un moto che ci porta via.”

(Antonio Belsito)

“Se solo riuscissimo a comprendere che siamo nulla, potremmo ricominciare a essere umani.”

 (Antonio Belsito)

“La mamma è tutta in un vagito.”

 (Antonio Belsito)

“E così fu. Mano nella mano. È un divenire – l’esistenza – tra colori differenti, dal chiaro allo scuro. È un sipario che si apre di volta in volta. Esserci è bello quanto difficile. Ma quando stringi quella mano, mentre le dita aderiscono, e capisci che sta succedendo veramente, allora senti il palpito della vita che ti tappa le orecchie e ti illumina gli occhi. Che poi, in fondo, un bacio può sembrare ciò che di più facile possa esistere ma sono gli occhi, quegli occhi, a rendere l’intensità di esserci.”

(Antonio Belsito)

“Perché non si può rinunciare all’entusiasmo di essere e di esserci, al sapore della vita, all’incanto di ogni momento. Non si può rinunciare. Allora, bisogna correre come locomotive verso il poco che di bello accade, verso i pochi che di vero si incontrano, verso una meta che c’è, nonostante tutto. Bisogna cambiare verso e direzione da soli perché soli si può ancora ballare.”

 (Antonio Belsito)

“Quella volta che tu eri affacciata alla finestra e io ero un passante sconosciuto, mentre la pioggia dettava il mio passo spedito, e tu, con gli occhi volti verso la strada, ne rallentavi il ritmo, lasciandomi apprezzare la pioggia. La pioggia, sì. Tu.”

(Antonio Belsito)

“Continuano i tuoi occhi pieni di te e la tua bellezza radiosa e diventano forza per andare avanti come un treno, perché il tempo non aspetta e bisogna vivere.”

(Antonio Belsito)

“Se solo un alito di vento potesse raccogliere le nostre emozioni più intime saremmo cielo.”

(Antonio Belsito)

“Si sa che il tempo tende a correre più veloce di noi, ma noi dobbiamo cercare di correre più veloce del tempo.”

(Antonio Belsito)

“Stritolarsi in un dirsi di sentirsi, viversi in versi diversi, donarsi senza sottrarsi, colorarsi come avventurarsi e rincorrersi, afferrarsi, sovrapporsi, sorridersi e sussurrarsi. Anche rifugiarsi: amarsi.”

(Antonio Belsito)

“La vita è un decorso naturale che riempie di emotività. La fine è l’inizio dei ricordi più belli.”

 (Antonio Belsito)

“E non rompermi più per dire basta dopo un’ora, per placare un’onda senza tenere stretto il cielo, perché nell’intensità di quel colore è tutto vero.”

 (Antonio Belsito)

“Possiamo rotolare all’infinito
senza fermarci mai
perché nulla che è finito
si fermerà mai.”

(Antonio Belsito)

“È così. ‘Solletica e sollecita dentro’ a tal punto da divenire irresistibile guardarsi e abbracciarsi per sentirsi.”

(Antonio Belsito)

“Ora, sono stanco di dormire ma tu sappi risvegliare e invertire l’imbrunire ché il sole ha ancora tempo e la luce ha ancora fiato per illuminare.”

 (Antonio Belsito)

“La pioggia detta il ritmo dei silenzi più dolci e rumorosi.”

 (Antonio Belsito)

“Siamo morte con morte e resuscitiamo al primo respiro e ci emozioniamo al primo pianto e ci sorprendiamo al primo sorriso e cresciamo e siamo pure vita.”

 (Antonio Belsito)

“Sono giorni in cui non ci si sente accordati. Sì, non si è in accordo. Sono quelle giornate uggiose in cui il grigio sembra volgere verso la luce del sole, eppure non accade; rimane un grigio che è stasi, fors’anche un po’ malinconia. Sono giorni in cui si sta davanti alla finestra in attesa.”

 (Antonio Belsito)

“Ho sempre pensato che sono gli invisibili a cambiare, veramente, un mondo. Quelli che non appaiano ma ci sono, quelli che interagiscono nella quiete, edificante, delle loro parole. Quelli che, senza proclama o bacheche, arrivano al cuore con gesti pregni di semplice quotidianità. Il resto è solo rumore: stride l’eco di un “ritorno” “.

 (Antonio Belsito)

“La vita è istanti vissuti che riempiono e non istanti persi che svuotano.”

 (Antonio Belsito)

“Noi! Noi non siamo eroi, noi non abbiamo la pelle degli eroi, noi non abbiamo il fiato e le braccia degli eroi, noi abbiamo un cuore pallido e un pugno timido, noi non abbiamo lo sguardo di ferro, noi abbiamo un coraggio codardo rifugiato in un pensiero, in un sentimento. Abbiamo paura di morire nel momento e lo fermiamo col colore, con l’inchiostro, e, poi, le note e i pentagrammi e le foto, i pennelli, anche la creta, il tornio, dietro un sipario, accucciati sulle nostre paure, rincorsi dai tormenti. Noi non abbiamo la lingua degli eroi ma ci schiantiamo contro un silenzio che solo noi capiamo; siamo il nostro ronzio mentre ci facciamo compagnia crollati, accartocciati, perché il limo delle nostre carni è corroso dalla verità sciagura. Noi, sciagurati a saltellare per una nota cercata giorni a testa bassa sul culo dell’esistenza, nello strappo di una tela, nel rumore di un canto, nel frantumarsi di una matita, nel fruscio di un montaggio, nello scricchiolio di un passo di danza, nello sciacquio della china.”

 (Antonio Belsito)

“Ora sento il tuo nome scandito brulicare nel mio cuore e accelerare ogni battito, impetuoso. Cingo con le braccia me stesso, immaginando la tua luce, e chiudo gli occhi per sentirti vicina. Il buio mi risucchia in un vortice di colori vivi e mi ritrovo a carezzare le tue labbra disegnate, a immergermi nella morbidezza di un istante che torna battito appena riapro gli occhi. Ti sento nello stomaco come fossi il pugno più carezza che ci sia. Tendo le braccia per acchiappare quel sentirti perché so che ci sei come quell’orizzonte che mi sorprende ogni giorno. Ammiro. Sei il mio confine…il mio infinito.”

(Antonio Belsito)

“Un bambino andrebbe cullato, sostenuto, difeso nel suo essere indifeso, proprio come un cielo di stelle, perché ogni bimbo ha diritto a sognare e a credere nel domani, quel domani che gli adulti, i ‘grandi’, dovrebbero costruire oggi, tendendo la mano a ogni bimbo.”

(Antonio Belsito)

“Credo che già incontrarsi sia tenersi. Se non ci si tiene, significa che non ci si è mai incontrati.”

(Antonio Belsito)

“Guardare, sfiorare, ricordare: uno sguardo è proprio così, è una carezza che diviene ricordo. Capita di incrociare uno sguardo e capita, anche, che questo diventi desiderio. Sembra più sogno che realtà, sembra sfuggente. È un semplice sguardo che si allontana man mano che ti avvicini; è distante e, forse, difficile da ritrovare. Allora, ne cerchi un altro per non sentirti solo, per essere in compagnia, per rivivere, almeno, l’emozione dello sguardo. Capita che un semplice sguardo diventi parola, che la parola diventi emozione, che l’emozione ricordi lo sguardo.”

(Antonio Belsito)

“L’amore non è privarsi, bensì riempirsi.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di  Antonio Belsito)

“Sento profumi.
Vedo colori.
Morbido, un fascio di luce si adagia su una goccia di rugiada e risplende.
Sento voci rincorrersi nell’aria soffice di un cielo azzurro.
La vita sembra schiudersi.

Che bello l’abbraccio del risveglio.”

 (Antonio Belsito)

“Il silenzio urla come la dolcezza di una rosa.”

 (Antonio Belsito)

“L’ebbrezza più bella è l’orgasmo di esserci.”

 (Antonio Belsito)

“Pensa a una formichina che trascina una mollica con tutte le sue forze. Una formichina, sola, in un percorso tortuoso di piedi giganti, auto che sfrecciano, sassi da varcare, animali più grandi pronti a farne un boccone. Pensa che quella formichina sta, solamente, portando nella sua casa, con tutta la sua energia e senza sottrarre ad altre formichine, una mollica di pane per nutrirsi. Pensa a una mano gigante che prende la formichina, le sottrae, arbitrariamente, la mollica e…”

 (Antonio Belsito)

“La sorprendente semplicità della natura argina ogni terrena controversia: insegna a donare e a donarsi tra processi di fotosintesi clorofilliana, a guardarsi e riconoscersi in distese d’acqua e di cielo, a esser coraggiosi nell’affrontare un fiume in piena, ad aver paura del buio della notte o ad abbracciare la luce del giorno, mentre si distendono i tessuti del cuore e si fluisce tra le emozioni. S’impara ad aver rispetto.”

 (Antonio Belsito)

(Antonio Belsito

“Perché dell’amore non si può raccontare il sapore, il gusto, l’intensità. Si può solo esprimere con gli occhi. Si scrive dell’amore a volerne cercare la vita. L’amore è come dire cielo, ma fino a quando non si riflette nella pupilla… rimane cielo.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“L’amore, a volte, lo inseguiamo così tanto che non ci accorgiamo di quanto sia vicino.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“I passi non mentono, ma dicono; dicono proprio come le parole, quanto le parole, basta solo ascoltarle.” 

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Lacrime
Tutto comincia così.
Un urlo strenuo e un vagito rauco.
Un pianto, anzi, due pianti.
Poi, piangono tutti i presenti.
Una pancia, ancora ovale, e uno “scricciolo” sopra che affonda nella morbidezza materna.
Lacrime d’emozione anche per gli estranei.
Poi, ti ritrovi a piangere perché, mentre cammini a gattoni, vorresti alzarti, inerpicarti lungo una sedia, ma cadi.
Ancora cadi.
Piangi quando i tuoi ti dicono “chiudi gli occhi” – e tu non capisci – “apri gli occhi” e ti ritrovi davanti al primo giocattolo.
Diventa il primo amico, compagno di giochi.
Piangi quando rimani dai nonni o con la babysitter perché i genitori mancano e, allora, si cerca la loro presenza in quel giocattolo.
Là, ci sono i loro sguardi.

Piangi.

Piangi quando tornano, mentre corri “senza freno” verso la porta perché ne hai sentito, a malapena, le voci.
Non capisci perché ti ritrovi in una stanza con tanti altri bambini come te, seduti, mentre vesti un grembiule che ti costringe.

Piangi.

Senti urlare, per la prima volta, i tuoi e quelle urla non ti sanno come i sorrisi che hai conosciuto nel ricevere il giocattolo e piangi.
Poi, i tuoi cercano di spiegarti o di spiegarsi oppure non spiegano proprio e giunge una strana sensazione di stretta al cuore.

Si piange.

Arrivano i libri, i compiti, si susseguono diari e penne, note e annotazioni.
Si ‘stecca’ a qualche interrogazione, si litiga col compagno di banco, si corre verso casa perché a scuola ci si è sentiti un po’ soli.

Pianti.

Sono sguardi che inseguono rossori o rossori che colorano sguardi: “è quella della III e… mi piace da morire!” – esclami nel seguirla senza farti accorgere.
A un tratto, lei si gira, tu ti mummifichi, lei si avvicina, tu cerchi di allontanarti ed è un bacio.
Non riesci neanche a guardarla negli occhi e corri fuori dalla scuola per allontanarti il più possibile.
Il cuore non vuole fermarsi, mentre pensi quanto sarà difficile – l’indomani – ritrovarne lo sguardo.
Comunque, cerchi il suo bacio, scorrendo con la mano sulla tua guancia e ti emozioni.

Lacrime.

Lacrime, anche, quando un giorno di pioggia – uscendo da scuola – il papà del tuo compagno di banco ti dice “se fossi arrivato prima, ti avrei accompagnato a casa, ora sono pieno!”. E tu – boccheggiando nella pioggia copiosa – cammini a testa bassa lungo il marciapiede, rasentando i muri.
Piangi perché vorresti raggiungere i tuoi amici al mare o vorresti che venissero loro a casa.
Sono foto, scritte alla lavagna, baci e abbracci: si è maturandi e si ha paura della felicità di diplomarsi.

Sono lacrime congiunte.

Ti fermi, apri la finestra, e il tuo sguardo si perde nel cielo azzurro.
Torni, stai per chiudere la finestra, e il tuo sguardo si perde tra stelle sorridenti.
Ti butti sul letto e sono occhi lucidi.

Piangi e quelle lacrime ti riempiono.”

 (Antonio Belsito)

“Bisogna trovare la forza di abbracciare se stessi, orgogliosi di essere e di continuare, perché bisogna sempre sperare in sé; è proprio quando “pensi, penso o pensa” di mollare tutto che stiamo, volutamente, dimenticando la nostra identità, ci stiamo abbandonando. La debolezza è la sensibilità che culliamo in noi ed è quella sensibilità che deve divenire la nostra forza, la nostra singolarità, la nostra rabbia, perché è proprio attraverso quella debolezza che “io sono io”, “tu sei tu”, “egli è egli”. “

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Scrivo e leggo, leggo e scrivo. Le emozioni spingono la mia penna e muovono i miei arti. Più scrivo e più voglio scrivere; il mio cervello sembra non volersi fermare e il mio cuore continua a dettare. Mi rivedo in questi righi larghi, paralleli: in ogni rigo sono sempre io ma ogni rigo è, anche, un me diverso. Scrivere è parlare e parlarsi.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Egli, come se non aspettasse altro, proferì parola: “Giulio, lasciarvi, lasciare la mia quotidianità, è stato tremendo; la mia anima era qui ma il mio corpo era altrove e, allora, capisci come non sia stato, affatto, facile affrontare, nuovamente, i giorni. Ti dirò: sembravano tutti uguali, fermi, incolore. È stato come se il mio giorno fosse già passato, ma proprio in uno di questi giorni ho trovato il coraggio di riprendere il mio giorno, ritrovando la mia anima. Così, ho capito quant’è bello scorgere un orizzonte senza pensare possa essere la fine di un mondo. Caro e vecchio amico, eccomi qua, eccoci qua”.
Guardavo Gianni, estasiato dalle sue parole.”

(Da “Quando” Antonio Belsito)

“È come se ogni battito fosse un fotogramma, l’istante immortalato, e noi vi siamo dentro come protagonisti o comparse o figuranti. È in quel battito che ritroviamo le nostre paure e il nostro coraggio, la nostra forza e le nostre debolezze, i nostri dubbi e le nostre certezze, la nostra coscienza e la nostra incoscienza, i nostri fatti e i nostri misfatti, la nostra faccia e le altre facce. Il battito diviene un fotogramma del film della nostra vita, piccolo ma unico, uno ma essenziale.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Il tempo. Beh, il tempo è ciò che di più bello ci rimane.”

 (Antonio Belsito)

“Stavamo là, seduti, come fossimo in paradiso e ci sentivamo sospesi in aria. Non avevamo mai creduto di poter essere così vicini; più volte era capitato di sfiorarci col pensiero. Un ghigno, un sorriso, una smorfia, diventano quel rincorrersi con la speranza affannosa di incollarsi. Ma eravamo rimasti lì, in quel fugace batter di ciglia, in quel sorriso indicativo, in quella timidezza che stringe – a protezione – ciò che di più prezioso custodiamo dentro. C’eravamo, lo sapevamo, ma non trovavamo mai il coraggio di dirci. L’unica nostra terra diventava il nostro sguardo.”

(da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“La bellezza è, anche, in questi ragazzi che si donano senza pretendere perché la più bella pretesa dell’arte è esprimere il cuore.
Ai bambini si devono raccontare le favole perché i bambini hanno bisogno delle favole per crescere col cuore.
L’arte è la favola di cui non ci si può privare e di cui non è giusto privarsi.
In Italia, museo a cielo aperto, storia di ogni espressione artistica, l’arte dev’essere perorata e sostenuta secondo merito perché se una favola incanta significa che attraversa il cuore.
W l’arte.”

 (Antonio Belsito)

“Un giorno mi sono detto: hai percepito le difficoltà di una quotidianità sempre più caotica e meno ordinata; hai definito le domande, gli interrogativi, quali spunti di riflessione che rendono almeno un senso, quando anche le risposte non potrebbero averne. Ti sei dichiarato ansiosamente tranquillo, rivelando, implicitamente, che – ormai – si può essere tranquillamente ansiosi. Hai ricordato le parole quali vecchie amiche, amiche intime, perché – in questa realtà – l’intimità, forse, ha vita nelle poche parole autentiche, vere, sincere.
Hai scritto panta rei e carpe diem.
Certo, tutto scorre perché la vita corre e non si ferma. Si cresce, si muta, si diventa altri e si scopre la verità. E si conosce la falsità.

Lo so… crescendo il mondo ci confonde e, purtroppo, spesso perdiamo il coraggio di credere nel nostro sogno.

Ma è proprio in quel momento che bisogna cogliere l’attimo.

Quel sogno siamo noi.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Prova – un istante – a chiudere gli occhi. Cosa vedi? Non solo il buio ma scorgi, anche, una strana luce o delle luci, vero? Ecco! Oltre il nero degli occhi chiusi c’è un orizzonte luminoso che pulsa.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“La vita è tortuosa, tant’è che io penso sia un’uragano buono: devasta ma si può sempre ricominciare. “

(Da “Quando” di  Antonio Belsito)

“Ti guardi dentro e cerchi nel tuo cielo un altro cielo. Voli. Poi, ti fermi. Rifletti e ti scomponi pure. Un altro cielo nel tuo cielo. Caduta libera per sentire la forza di gravità. Ti estranei e, poi, rinvieni. Un cielo. Un altro cielo. Corri senza freno mentre le palpebre si bagnano d’ebbrezza. Corri quasi solo. Insegui quella comprensione, quella sensibilità, quella lealtà. Insegui. Pervieni quasi solo. Ti giri, ti rigiri, ancora giri. Stringi i denti mentre sta sopraggiungendo un sorriso. Un altro cielo nel tuo cielo.”

 (Antonio Belsito)

“La verità è in ciò che facciamo non in ciò che diciamo.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Che belle le frecce! Scoccate dall’arco della vita, sembra poterne orientare la direzione come meglio si desidera; le frecce sono le emozioni che, puntualmente, scocchiamo perché sentiamo il profumo della vita… perché desideriamo quella vita. Però, non sempre le frecce scoccate puntellano la vita; o meglio, puntellano proprio come il mare quando giunge sulla sabbia e ne inverte i granelli. La freccia di Gianni avrebbe voluto ‘fermare’ sulla terra il papà, eppure il mare aveva invertito l’emozione della vita. Comunque, una vita solo perché non compare non significa che scompare.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Devo trovare il coraggio di cavalcare le onde, di nuotare, perché solo chi non vive non teme e il timore è la voglia di vivere senza stancarsi mai di considerare.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito) 

“Sogniamo e continuiamo a sognare senza fermarci mai. Non è importante se sei all’inizio o alla fine di questo viaggio (o avventura), l’importante è vivere fino in fondo, cogliere, forse affrontare, col sorriso sempre pronto. La forza dei sogni è nell’intensità del sorriso.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Io non abbraccio stringendo se nessuno mi stringe abbracciandomi; è proprio nella reciprocità che si vive l’abbraccio sincero.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Sentivo la necessità di scrivere per rendere l’eternità del momento. Volevo fermare il tempo. Poche volte ho scritto “ti voglio bene” perché è in quelle poche volte che ho colto i palpiti autentici.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Scrivere è parlare e parlarsi. La parola è troppo bella perché siamo noi, ognuno di noi; se solo sapessimo apprezzare le parole (senza buttarle), imparando ad accarezzarle, sarebbe un mondo – forse – diverso! Ho, sin da piccolo, percepito la parola come suono melodioso che penetra il cuore perché è attraverso la parola che si scopre un mondo. Tutto è parola e senza la parola le meraviglie del mondo non sarebbero state come sono perché è la parola a rendere l’anima di ogni cosa. Negli anni, ho scoperto che la parola, adagiata su un foglio bianco, diventa una foto; sì, proprio così, rende un’immagine, sprigionando forza/luce evocativa/emotiva. Accarezzando il foglio con l’inchiostro, ritrovo me stesso – anzi – l’altro me stesso: mi scopro passo dopo passo e, scoprendo me stesso, scopro anche gli altri. Scrivo perché tante emozioni vanno trascritte per non essere temute o dimenticate.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“È meraviglioso poter custodire gli istanti; ogni istante è un colore più o meno acceso, un ritmo più o meno frenetico, un ricordo più o meno sbiadito, un’esistenza o un esistito, un flusso o un fluttuante.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Bisogna sempre carpire la vita senza fermarsi; quando ci si ferma, comunque, l’importante è ripartire perché, in fondo, la vita è un istante e nell’istante ritroviamo l’emozione del vissuto.”

 (Antonio Belsito)

“Le rose hanno le spine, eppure non è la fine. È vero; nonostante le rose siano decorate da spine, profumano di amore, di vita, di cuore.”

 (Antonio Belsito)

“La sofferenza c’insegna sia la felicità che la tristezza: è una lacrima che – nel rigare il volto – ci ricorda che siamo vita (chi siamo).”

(Da “Quando di Antonio Belsito)

“La sola percezione del battito cardiaco diventa il desiderio dell’istante perché ogni singolo battito è un momento differente dell’esistenza, è una frazione di un tempo lungo quanto il cuore. Ogni battito è un istante di vita che ‘va’ e un’emozione che ‘viene’.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“L’amore lo guardi, lo prendi, lo tocchi, ci giochi, lo sfiori; poi, lo ricordi, lo pensi, lo vivi. L’amore è sempre: è un fiore che si schiude, una nuvola che impegna il cielo, un fulmine all’orizzonte. L’amore è un albero mosso o commosso dal vento, l’amore è una farfalla che si poggia su un ferro arrugginito, l’amore è il raggio del sole che colora le onde del mare. L’amore non ci abbandona ma è come le stelle: anche quando sembrano sparire, comunque, brillano.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Questa sveglia ha contato i passi della mia vita, ha misurato gioie e dolori, mi ha parlato col suo ‘tic tac’, confortando la solitudine ma, soprattutto, mi ha svegliato, regalandomi – quotidianamente – il sogno della vita.
Il sogno della vita è il mio più grande desiderio. Inseguo, quotidianamente, la vita.
È bello poter volare a terra.

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“I passi sono l’animo di chi procede, di chi cammina, di chi passeggia, di chi corre: è come fossero verità apparentemente nascoste, eppure si sentono, si percepiscono, si vedono.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Adoro ritrovarmi negli occhi del prossimo come fossero cielo, accogliere gli sguardi come fossero carezze, vivere le parole come fossero abbracci. Se siamo su questa terra è perché ci appartiene e ci apparteniamo. Sì, su questa terra – almeno credo – ci ritroviamo.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Bisogna mettersi a nudo per capire la verità di un vestito.”

 (Antonio Belsito)

“Vorrei toccare l’arcobaleno per abbracciarlo e non lasciarlo scappare.”

 (Antonio Belsito)

“Baloo. Un cane.
Uno di quei cani che sorprendono il mondo con gli occhi.
Uno di quei cani che nell’iride ha la profondità dell’esistenza.
Uno di quei cani che nello sguardo custodisce il segreto silente dell’amore.
Uno di quei cani che riempie di dolcezza.
Uno di quei cani che lascia brillare gli occhi ogniqualvolta si emoziona: sempre.

Bisogna avere, anche, il coraggio di guardare negli occhi i cani per imparare.”

(Antonio Belsito)

“Dove mi porti?

“Chiedilo al coraggio” – esclamò la morte.

Ma il coraggio non rispose e la morte tacque.

Si guardarono. Fu la vita.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Non spendere parola perché parola non si spende innanzi alla soavità. Si accarezza con gli occhi. È affanno. Corre il fremito e manca l’ossigeno. Brivido. Si affonda con la stessa delicatezza di una foglia che cade. Ritmo. L’esistenza è incessante. È la vita che stringe. Magone. Si ricomincia. Non si vuole finire. Sorprendersi per continuare a esistere. Esserci. Tesserci.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“Libertà, a volte, è un grido di dolore.”

 (Antonio Belsito)

“Non preoccuparti quando il sole cuoce i desideri o quando la pioggia lava le speranze. Non temere il vento che spazza i ricordi o il tuono che illumina il buio. Non scappare, cercando di disperdere l’ombra. Fermati e sentiti. Riconosciti. Amati.”

 (Antonio Belsito)

“Abbiamo bisogno di gioire con le emozioni più semplici che ci accarezzano il cuore.”

 (Antonio Belsito)

“L’amore è ciò che senti anche se non vedi, se non conosci, se non sai; ti batte dentro perché percepisci, perché si muove e, seppur cerchi di contenerlo, nasconderlo, negarlo, permane. Cerchi di eluderlo ma è lì che ti aspetta, cerchi di sfuggire ma è lì che ti esorta, cerchi di non viverlo ma è voglia.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“Mi piace parlare con gli altri perché siamo tutti figli di un’esistenza. Se ci parliamo, forse, ci capiamo. Parole ed emozioni. Accendo la televisione. Leggo anche. Solite notizie: fame, guerra, disoccupazione, bisogno, sfruttamento, violenze, potenti e deboli. S’inverte il senso della vita; più che dignità, è un susseguirsi di soprusi. Non si riconoscono le emozioni. Allora, alzo il capo e sospiro. Ma cosa ci diciamo?”

 (Antonio Belsito)

“Vanno via col callo della vita alle dita, lasciando l’inchiostro che è passato nelle vene.”

 (Antonio Belsito)

“Mi piace la notte sussurrata nel letto tra parole dette e gesti che cullano perché racchiude l’intimità in una corazza che è un dirsi senza negarsi, lontano dal frastuono della quotidianità. La notte è solo di chi la vive.”

(Antonio Belsito)

“Vedi, la terra gira su se stessa e intorno al sole, determinandosi notte, giorno e stagioni; anche noi dovremmo girare su noi stessi e intorno al prossimo perché girando su noi stessi ci conosceremo meglio, esplorandoci, guardandoci e così indirizzando la nostra esistenza, mentre girando intorno agli altri ci scopriremmo meglio, confrontandoci, rapportandoci, relazionandoci. Se si girasse solo intorno a se stessi si perderebbe il senso degli altri, se si girasse solo intorno agli altri si perderebbe il senso di se stessi; la vita ha un senso che è la direzione nostra e degli altri.”

(Da “Quando” di  Antonio Belsito)

“Clara era dinanzi a me in tutta la sua bellezza e i suoi occhi chiari riflettevano il sole che si immergeva in acqua come noi. Sentivo il suo respiro sul mio naso e i suoi occhi erano sempre più nei miei. Le mie labbra furono accarezzate dal suo amore, mentre la passione ci incastrò in un abbraccio senza tempo.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Rimanere in grembo abbracciati a se stessi; la placenta che protegge, aderendo più di ogni altra pelle, il liquido amniotico che culla e il cordone ombelicale che alimenta senza nulla pretendere. Fluttuare nel muto ventre mentre il cuoricino, gli occhietti, le manine e i piedini si conoscono e le orecchie ne accompagnano la parola. Sommersi nel bene più bene che ci sia. La vita così com’è. Senza se e senza ma.”

 (Antonio Belsito)

“L’amore non è privarsi, bensì riempirsi.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di  Antonio Belsito)

“Il tempo! Beh, il tempo è ciò che ci resta.”

 (Antonio Belsito)

“Ogni notte è una goccia di vita.”

 (Antonio Belsito)

“È sera. La luna vi si specchia. Il cielo lo veste di blu scuro. Le stelle ne rendono il luccichio. È mare quieto. Musica e colore. Il bagnasciuga rende l’abbraccio della terra. Il tempo suona la fanfara della vita.”

 (Antonio Belsito)

“Hai mai sentito di candele spegnersi senza un ‘soffio’ o di farfalle volare controvento? Hai mai sentito di parole scritte senza inchiostro o di tele colorate senza colori? Hai mai sentito di fuochi ardere senza legna o di neve scendere senza cielo? Hai mai sentito di pentagrammi ritmati senza note o di fogli strappati senza rumore? Hai mai sentito?”

 (Antonio Belsito)

“Basta saper osservare e apprezzare per scoprire e riscoprire. Sì, per trovare.”

 (Antonio Belsito)

“La vita è un valore assoluto. Alcuni ne difendono il senso, altri ne dimenticano il significato.”

 (Antonio Belsito)

“L’esistenza è un divenire: noi ci siamo.”

 (Antonio Belsito)

“La vita è una ed è in quell’una che bisogna ripetersi.”

(Antonio Belsito)

“Ogni stella, in cielo, illumina. Nessuna è più importante delle altre.”

 (Antonio Belsito)

“L’amore per la vita deve sbocciare ogni giorno perché è in ogni giorno il senso dell’esistenza.”

 (Antonio Belsito)

“Ti svegli e sorridi alla vita perché sai che qualcuno ti vuole bene e puoi volere bene a qualcuno.”

 (Antonio Belsito)

“La dignità di un’esistenza non ha tempo.”

 (Antonio Belsito)

“Si dice e ci si contraddice. Si parla e si sparla. Si giudica e si considera. Forse, si pensa. Se si pensasse di più, magari, ci s’ingarbuglierebbe di meno e si direbbe meglio. È nel pensare lo ‘sforzo’ che è anima. Pensare non è lanciare un sasso ma osservare quel sasso per conoscere e, forse, capire. Quel sasso può divenire un pensare per dire, per parlare e per considerare. Però, è un sasso; si, è un sasso ma si può – sempre – ragionare. No?”

 (Antonio Belsito)

“Tante volte mi hanno detto che sarebbe successo e io ho aspettato. Ho aspettato a braccia conserte. Aspettare il merito (o ciò che si merita) è la misura della giustezza e le braccia conserte mi sono sempre sembrate la misura più giusta per aspettare ciò che è meritato. Eppure, quelle braccia conserte, spesso, sono divenute il demerito di aver atteso perché la misura del merito non è né il rigore e né la verità.”

 (Antonio Belsito)

“Non è facile immaginare la solitudine se non si ha il coraggio di fermarsi un istante per guardare gli occhi bassi della dignità calpestata.”

 (Antonio Belsito)

“Bisogna fermarsi un istante e avere il coraggio di guardare il bene dalla parte giusta, dal verso designato, dall’angolo prospettico migliore; forse, si potrebbe sentire il sospiro dell’amore. Sì, anche a occhi bassi il cuore bussa.”

 (Antonio Belsito)

“Sono sdraiato. I miei occhi si perdono anzi, no, si ritrovano in un cielo accarezzato da stelle come fossero cascate di luce. La luna, tonda e piena, mi abbraccia in un respiro senza fine. Mi aggrappo alla vita. “

 (Antonio Belsito)

“Se qualcosa ci sorprende, accade. È bello venire sorpresi e non capita spesso ma quando capita accade ed esplode. È così l’emozione. È in quel ‘capita’ il fragore.”

(da “Quando” di Antonio Belsito)

“Pasolini raccontava la vita: quella vera, quella ‘minuta’, quella che viveva e scorgeva. Ecco perché era un precursore. Non si nascondeva, bensì arrivava dove altri, forse, c’erano ma non volevano vedere o non vedevano.”

 (Antonio Belsito)

“La vita non è prendersi sul serio ma vivere sul serio senza lasciare istanti vuoti.”

 (Antonio Belsito)

“Poi, arriva la tristezza. Non ti ‘accorgi’ quando arriva ma la ‘scorgi’ e non puoi fare altro che attendere perché, comunque, arriva.”

 (Antonio Belsito)

“L’importante è esser felici e la felicità bisogna cercarla, quasi sempre, per trovarla.”

 (Antonio Belsito)

“I pensieri si accumulano, divenendo quanto le preoccupazioni, ed è come se non riuscissimo a governarli; vorremmo fare miliardi di cose contemporaneamente e sembra non poter riuscire. Eppure, non è così; questa è dedizione scrupolosa, è amore per se stessi, è voglia di far bene e riuscire. Questa è diligenza.”

 (Antonio Belsito)

“Mentre il sole affoga nel mare è la mia alba.”

 (Antonio Belsito)

“È troppo bello poter pensare, volando tra fogli di carta colorati di cielo.”

 (Antonio Belsito)

“Non so esprimere questa solitudine. So solo che non è difficile sentirsi soli e so che anche nella folla si può esser soli. Sono sulla spiaggia, steso sul mio telo mare azzurro e guardo, solo, l’orizzonte. Gridano vicino a me, parlano, dicono, giocano anche. Solo. Solo perché non sempre è facile raccontarsi. Vorrei manifestare tanti pensieri, tante riflessioni, ma il sole è troppo caldo e il mare è troppo bello per destare ascolto. Un minuto. Uno solo.”

 (Antonio Belsito)

“La dolcezza è voglia di accarezzare la vita, sentirla, sfiorarla. Non si può negare l’emozione intensa. L’emozione va vissuta e non segregata perché è quel rossore che è in noi: sembra impedirci ma vuole spingerci. Bisogna lasciarsi spingere, altrimenti si torna alla durezza, a quella durezza che, forse, diviene quotidianità. Allora, perché frenarci?”

 (Antonio Belsito)

“Non è una colpa provare emozioni e neanche manifestare le emozioni è una colpa e non è una colpa abbracciare le emozioni. L’emozione non si decide ma arriva e non si sceglie l’emozione. Entra dentro e permane.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“Amo voler bene perché voglio bene all’amore.”

 (Antonio Belsito)

“Ognuno di noi è il libro/favola della propria vita e non possiamo chiuderlo, bensì dobbiamo aprirlo, scriverlo e continuare a leggerlo senza fermarci mai perché l’inchiostro non finirà mai ma le pagine sì e solo allora scopriremo la favola.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“I sogni sono l’anima del tempo.”

 (Antonio Belsito)

“La sorpresa della vita è la meraviglia dell’emozione”

 (Antonio Belsito)

“Basta solo volersi bene che più conta in una vita breve.”

 (Antonio Belsito)

“La semplicità di accogliere la vita con un sorriso è la forza di vivere senza iniziare “a finire” “.

 (Antonio Belsito)

“È essenziale – in questa frenesia – trovare la giusta dose di entusiasmo: bisogna godere della vita, guardando il bicchiere mezzo pieno. La vita bisogna ‘acchiapparla’, ‘tenerla stretta’, ‘divorarla’, perché è in quel bicchiere mezzo pieno l’eternità. Il resto è già finito.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

Forse, noi non viviamo benissimo il nostro tempo perché questo tempo/ questo mondo non è delle emozioni ma noi combattiamo perché non siamo altro che una semplice emozione.”

 (Antonio Belsito)

“Un giorno ritroveremo il giorno e sorrideremo alla memoria dell’istante: fotogramma.”

 (Antonio Belsito)

“Mi piacerebbe pensare che il male sia uno scherzo e che il bene ne sia il sorriso.”

 (Antonio Belsito)

“Ci si sveglia con le emozioni dentro perché queste non dormono mai. Se l’emozione si assopisse, finirebbero sia i sogni che gli incubi. Gli incubi sono quella parte dei sogni in cui l’emozione non capisce chi sei.”

 (Antonio Belsito)

“Le anime si guardano perché si sorprendono anche quando non si vedono.”

 (Antonio Belsito)

“L’ingratitudine è il sentimento di chi dimentica o non vuole ricordare. È facile non ricordare ma è più facile dimenticare. È più facile dimenticare perché non ricordare significherebbe, comunque, pensare.”

 (Antonio Belsito)

“Poi, arriva la tristezza. Non ti accorgi quando arriva ma la scorgi e non puoi fare altro che attendere perché, comunque, arriva.”

 (Antonio Belsito)

“Non ci sono giorni da donare ma ci sono giorni da vivere, donandosi.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“E ti ritrovi a ingoiare sale come fosse zucchero, a sbattere la porta e andar via, a premere l’acceleratore per allontanarti al più presto, perché le ferite bruciano tanto e, spesso, gli estintori mancano.”

 (Antonio Belsito)

“Quando l’emozione bussa al cuore, che sia positiva o negativa, il cuore accelera.”

 (Antonio Belsito)

“Perché non è quello che noi diamo a noi stessi ma quello che noi diamo agli altri a renderci immortali, quella verità di proporsi per costruire e non per mascherare, quella verità che è ciò che noi possiamo dare agli altri e gli altri possono dare a noi. Insieme.”

 (Antonio Belsito)

“A volte, ci si ferma e si guarda: dove non si sa ma si inizia a vedere.”

 (Antonio Belsito)

“Sono momenti di totale indifferenza in cui si diventa indifferenti anche a se stessi perché lo scoramento germoglia proprio quando le emozioni sono al massimo e sembra spingano ma è proprio in questi momenti che si è più vulnerabili poiché quelle emozioni vogliono la verità che, spesso, manca.”

 (Antonio Belsito)

“Laddove c’è chi butta la vita, c’è sempre chi, per fortuna, si butta nella vita.”

 (Antonio Belsito)

“Ho sognato che eravamo io e te e c’erano anche i nostri occhi, sì, gli occhi; poi, ricordo che sono apparse le mani come carezze dirette dagli occhi. Questi occhi sembrava fossero direttori d’orchestra e nell’armonia sentivo un suono, un ritmo, si, un crescendo di percezioni… sospiri. Ricordo, ancora, che i sospiri conducevano la dolcezza delle carezze come petali sfiorati dal vento e, poi, ricordo un divenire di colori in un susseguirsi di intensità: luce nella luce. Le parole delle labbra scandivano sintonie celebrali come fossero fiocchi di neve in un inverno di sole.”

(Antonio Belsito)

“Io cercavo con lo sguardo il senso perché era lì, scorreva, ma non volevo perderne la direzione.”

 (Antonio Belsito)

“Sto ricucendo le mie ore dietro una finestra; il vetro sembra la soglia di una nuova identità. Viaggio. Sfumature di contorni e qualche goccia di una stanca pioggia segnano le fermate dell’ansia. Il mio respiro inizia a correre mentre sfoca ogni immagine oltre il vetro. Inizia il sogno.”

 (Antonio Belsito)

“Alza la testa e guarda la luna. Nessuno potrà spegnerla.”

 (Antonio Belsito)

“I sogni sono l’anima del tempo.”

(Antonio Belsito)

“Non si è mai in ritardo per sussurrare il bene.”

 (Antonio Belsito)

“Mentre il brivido dell’estate mi accarezza, un volo di gabbiano segna l’entusiasmo del mare come fosse cielo. Timida, la sabbia mi accompagna verso un tuffo mentre affondo nel desiderio del domani come fosse oggi.”

 (Antonio Belsito)

“Voglio naufragare nella mia anima perché mi piace sentire il cuore quando in uno sguardo ritrovo le mie ore.
È il sole.”

 (Antonio Belsito)

“Ci sono domande a cui si può rispondere solo con gli occhi.”

(Antonio Belsito)

“Quando un’anima ti stringe il cuore è perché ha colto il tuo senso”. “Il mio senso?” – chiedevo tra me e me. “Si” – rispose – “e risiederà per sempre in te”.

(Antonio Belsito)

“Se fossi un pupazzo mi calamiterebbe un mondo di cartone e sprofonderei nella tonalità di ogni colore.
Vagherei tra tessuti e plastiche: nell’imperturbabile essenza che diverte.
Mi perderei, in acrobazie, tra le mani di giocolieri.
Sarei lo schianto a ogni caduta o il volo a ogni lancio.
Diverrei pioggia tra la pioggia o sole tra il sole ma, anche, sasso tra i sassi o rifiuto tra i rifiuti.
Sarei cosa in me o ‘compagno’ o, ancora, ‘avversario’ nella fantasia degli altri.
Solo senza soffrire di solitudine.
Insensibile senza patire la sensibilità.
Egoista senza sapere dell’altruismo.
Asettico senza necessità di un sorriso o di una lacrima.
Morto senza vita.
Privo.
Sì, privo senza capire il “vuoto”.”

 (Antonio Belsito)

“Se solo il mare conoscesse la profondità del cielo, i tuoi occhi sarebbero sempre più nei miei e la pioggia carezzerebbe le nostre anime nude, come vento che spira e sconquassa.”

(Antonio Belsito)

“Può, anche, capitare di smarrirsi tra le stelle e la luna, perdendo l’ossigeno del sogno, la luce del giorno, l’incanto dell’universo, il suono dell’esistenza; può capitare di ritrovarsi, senza sapere dove, di rialzarsi, senza capire come, di correre, senza una direzione.
Può capitare di patire l’indifferenza, l’insensibilità, l’egoismo, l’avidità”.

(Da “Quando” di  Antonio Belsito)

“I miei occhi si svuotano di me e si riempiono di te.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di  Antonio Belsito)

“È bello dirti tutto ciò che si può dire. Ci si può ascoltare. Voglio dirti senza astenermi perché quando ti guardo per dirti sento brulicare in me così tanto che devo sfogare. Non posso trattenermi. Devo dirti. Cosa vuoi che non ti dica? Che i tuoi occhi sono il mio viaggio in te… che la tua bocca è il desiderio furibondo di un bacio… che i tuoi seni, così come le tue gambe, sono palpiti delle più tenere carezze perché non riesco a non guardarti senza che il cuore acceleri così tanto da strattonarmi. Voglio raccontarti dei miei occhi pigri appena sveglio, dell’ansia che mi assale mentre preparo il caffè perché penso al domani, della paura che m’insegue appena la pianta del mio piede tocca la strada, della voglia di stringere tutta la rabbia in un pugno per poi aprirlo e renderne petali. Voglio dirti. Non so non dirti.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“Poi, ci sono quei momenti; vorresti sapesse del pensiero, speri possa immaginarti mentre scorri le sue foto, ti convinci che il sentimento nasce nello stesso momento in cui lo stai perdendo. Sono quei momenti in cui speri possa accorgersi di te, prima che tu possa trovare il coraggio di raccontare al suo sguardo il tuo amore. Ti amo.”

(Antonio Belsito)

“Beh, la lontananza non dissiperà mai i ricordi di anime buone. Sicuramente ci ritroveremo e, comunque, non ci perderemo.”

 (Antonio Belsito)

“Perché non c’è un prima e un dopo, un imperfetto/passato prossimo e un presente, non c’è un se o un ma, un sì o un no. Ci siamo noi con il nostro portato emotivo, con il nostro soluto di percezioni, c’è chimica/fisica/anima. Non c’è un sospiro o un respiro. C’è tutto ciò che è. Che è.”

(Antonio Belsito)

“Chi dice chi? Chi dice cosa? Si sente la pioggia scivolare sulla pelle e il colore sorprendere gli occhi. Ferite, più o meno profonde, inferte col sorriso più irreale. Il dolore, la sofferenza, non hanno età ma insegnano. Sopraggiungono istanti di serenità, allegria, sembrano alleviare, rimarginare, sembra che tutto torni all’origine ove manca la necessità di dover combattere. Chi? Cosa? Perché? Si distendono i muscoli e si allenta la mandibola, la fronte si rilassa, gli occhi prendono luce e le labbra sussurrano. Ci siamo e non possiamo negarci di esistere, di esserci su questa piattaforma complessa; giriamo intorno a noi stessi e intorno al sole. Ci sorprende la luna. Sono stelle. I piedi risentono dei passi di ogni giorno poiché è ogni giorno che insegniamo a noi stessi a non cadere o (se si cade) a rialzarci (possibilmente). Noi siamo l’equilibrio dei piedi.”

 (Antonio Belsito)

“Ogniqualvolta si resta senza dire perché si voleva dire, ogniqualvolta si resta senza fare perché si voleva fare, ogniqualvolta si resta senza capire perché si voleva capire, ogniqualvolta si resta… e ci si sente morire.”

 (Antonio Belsito)

“Che bello sentire la vita in un attimo, sì, in un attimo che sia respiro, sospiro, fremito, in un attimo che sia o che siamo, in un attimo di caos che sia quiete, sì, in un attimo che sia tornado proprio come gli occhi quando si rivelano e non si staccano più. In un attimo.”

 (Antonio Belsito)

“Succede che spira il vento del cuore e arriva. Succede che questa brezza giunge più forte dell’aridità che, a volte, sconquassa. Succede che ci si incontra e ci si riconosce nella verità di pregi e difetti e ci si vuole bene, così tanto bene che l’eternità diventa ogni passo insieme.”

 (Antonio Belsito)

“Siamo semplicemente un vuoto di carne e ossa che si riempie e si anima solo attraverso l’interazione più vera: è la condivisione più bella per un mondo ‘migliore’ e un’esistenza ‘migliore’.
Le sensibilità non possono e non devono stare ai margini, bensì devono esondare e impegnare l’universo.”

 (Antonio Belsito)

” “Tuo nonno” – mi disse un giorno – “portava con sé la forza dei tuoi zii, nonché suoi figli, che appena maggiorenni si trovarono a prestare la loro gioia adolescenziale per una nazione, la nostra Italia” – e continuando – “l’Italia è la nostra casa, è il nostro focolare intorno al quale costruiamo la nostra esistenza, è il nostro letto sul quale riposiamo la nostra quotidianità, è la nostra finestra attraverso la quale passa la luce, è il nostro tetto”.

“È il nostro tetto” – pensavo in me: era proprio una bella immagine. Un tetto ripara dalle intemperie purché le tegole seguano tutte lo stesso ordine; basta una tegola incastrata male per sentire le gocce di pioggia insinuarsi o il vento cambiare suono. Gli uomini della resistenza erano tegole ordinate perché la pioggia più che insinuarsi, disperdendosi, avrebbe dovuto dissetare in caso di siccità e il vento avrebbe dovuto spingere le anime verso il mare della libertà.

Ho immaginato quegli uomini, immedesimandomi, e – mentre mia nonna raccontava – su una carta di fortuna scrissi: “il profumo dell’erba accoglieva membra stanche di oppressione, mentre pietre puntiformi tagliavano gocce di sudore. Eravamo stesi sul sentiero della liberazione, in attesa di percorrerlo. I rumori della notte erano i nostri. I pensieri del domani coccolavano le nostre paure, le nostre sofferenze, i nostri dolori, memori che il nostro coraggio sarebbe divenuto il coraggio dei nostri figli e, anche qualora i nostri corpi fossero caduti, l’amore avrebbe trovato nuovi cuori per continuare a pulsare liberamente”.

Mio nonno fu una delle tegole che resistette alle intemperie, unitamente a molte altre, e, col suo fare da maestro di scuola elementare, volle suggellare quell’emozione coraggiosa di sentirsi uniti nel desiderio di proteggere la gioia di essere soggetto, predicato e complemento: “Noi siamo tutti”.”

(Da “Quando” di  Antonio Belsito)

“Va accarezzata di dolcezza. Va sfiorata nel desiderio più profondo che è ritrovarsi per compenetrarsi. È l’emozione più bella. Sentirsi l’uno nell’altro, sentire che uno è dentro l’altro: è il fremito più intenso che la vita possa regalare. Accarezzare ciò che di più profondo si condivide, lasciarsi andare alla voglia di sorprendersi, desiderare e far desiderare, giocare con uno sguardo per poi ritrovarsi – nuovamente – l’uno nell’altro con la ‘famelicità di divorarsi’. Non ci si può negare a tutta questa bellezza. Non ci si può negare al sussulto del desiderio, alla voglia che sconquassa, all’esigenza emotiva di fantasticare l’uno per l’altro. È il più bel bisogno che esista. Avere voglia. Esortarsi. Compenetrarsi. Sorridersi. Bisogna averne sete.”

(Antonio Belsito)

“E non sai come trema il cuore quando volge e s’immagina l’amore ché non è facile chiamare e si cerca lo sguardo da ancorare. E non sai quanta saliva si manda giù perché non ci sei tu. Tù che ti guardo, che ti sento, e – forse – ti perdo: corre il pensiero e tu diventi il mio sentiero. Ma io non ti vedo perché tu non guardi, non azzardi, potrei essere anche Giacomo Leopardi. Busso con le parole, ti cerco tra le ore, mi siedo sul desiderio ché le mani vorrebbero accarezzare e sono fiero. Ti giri di spalle ed è un sacrificio sapere che tu non vuoi vedere; eppure, ogni favola ha un momento di suspense.”

(Antonio Belsito)

“È un ‘no’ non veritiero, eppure lo ribadiamo col solco dell’atrocità lungo il cuore: ‘no!’. Cerchiamo di ingannare noi stessi, pur di sfuggire al coinvolgimento di occhi che divengono pensiero ‘martellante’ perché temiamo l’emozione di lasciarci andare alla vita. Pensiamo di salvaguardarci perché ci convinciamo sempre più che le emozioni siano sofferenze, tabù. Quel ‘no’ ci si ferma in gola, si annoda e diventa tonalità stridente. Esultiamo, a cuore stretto, ‘alla resistenza’. Ci neghiamo. Poi, magari, ci fermiamo e piangiamo. No!”

(Antonio Belsito)

“- Beh, il tempo ci passa davanti.
– Come ci passa davanti?
– Siamo noi a rincorrere il tempo, giusto?
– Sì, vero!
– Allora, vedi… ci passa davanti.
– Poi, il tempo non si nasconde, anzi ci guarda.
– Come fa? Il tempo non ha gli occhi!
– Non abbisognano gli occhi al tempo…sono i nostri gli occhi del tempo.
– Che bello!
– Bello sì. Il tempo è la nostra compagnia: ci sveglia, ci addormenta e ci accompagna.
– Davvero!
– Ci sveglia dalla nascita, ci addormenta sino alla morte e, dalla nascita alla morte, scandisce ogni nostro momento.
– Mi fa paura, però, questo tempo!
– Bene.
– Bene?
– Sì, bene. Il tempo che ci passa davanti è la speranza in cui crediamo perché quando si spera non si vede l’ora che arrivi altro tempo (quindi, lo si rincorre); il tempo che ci guarda è i nostri occhi attenti al presente perché si sta vivendo.
– E se non avessimo paura del tempo?
– Forse, finiremmo di sperare e finiremmo di vivere.”

 (Antonio Belsito)

“Lascia esplodere tutto ciò che custodisci nel cuore perché il cuore deve spappolarsi di vita. Non temere l’inganno e la fragilità perché t’insegnano le lacrime dell’umanità. Non temere la diffidenza e l’indifferenza perché, un giorno, ti riconosceranno. Alza gli occhi e punta dritto lo sguardo perché capirai quant’è grande il mondo e quanto piccolo sei tu. Ma non sei solo. Rinverrai altri occhi come i tuoi e il tuo sguardo sarà negli altri sguardi. Saranno parole. Dire ciò che si sente è identità perché la parola è libertà di essere o non essere cuore, di essere o non essere mente. Apri la tua mente e lasciala esprimere perché significa che non hai nulla da temere, bensì da dire per interagire. È nell’interazione l’accrescimento. Non preoccuparti se sia un bene o un male: si può patire uno “schiaffo girati di spalle” ma si può, anche, sentire la carezza di un abbraccio. Di abbracci e di baci sentine il bisogno; il bacio e l’abbraccio sono la “misura” del tuo affetto. Dona il tuo affetto a chi ti dona il suo tempo per accudire il tuo. Preoccupati di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto. L’ingiustizia t’insegna la necessità di …giustizia. La giustizia è quella bilancia, segnata dai pesi, utile per trovare una “misura”, seppur la “misura” deve essere in ognuno di noi. Il Noi è un divenire dell’Io. Il Noi deve essere una fusione rispettosa dell’Io perché è troppo facile per il Noi condizionare l’Io o per l’Io accaparrarsi il Noi. Intanto, afferra il tempo, rincorrilo, inseguilo, coglilo, perché è il tuo vissuto. Il vissuto ti accompagnerà. Accoglilo senza rimorsi e senza rimpianti; non temerlo, non rinnegarlo, perché sarà crescita e comprensione. Comprenderai che si può esser felici e si può esser tristi. Non temere la tristezza perché la tristezza insegna la felicità. La tristezza è il coraggio della felicità. È un coraggio che nasce con noi; non si vede e non si sente ma c’è. Infatti, ogniqualvolta piangiamo, ci asciughiamo le lacrime e ricominciamo.”

 (Antonio Belsito)

“Perché io non so fare altro che affacciarmi alla vita senza tirar la testa. La testa va lasciata cadere nell’affaccio per sentire l’ossigeno del mondo come fosse acqua fresca di fiume che bagna a cascata. Perché io non so fare altro che raccogliere un petalo solo, forse un po’ scolorito, e in quel petalo sbiadito ritrovo l’essenza del colore perché lascio correre il cuore e non lo fermo; il cuore mentre corre suda ed è in quel sudore la fragranza di quel petalo che è, comunque, una rosa. Perché io non so fare altro che affrettare l’emozione quando la saliva mi riempie la bocca, sì, perché l’intensità dell’emozione – il nodo – è proprio in quella salivazione. Emozione. Perché io non so fare altro che sentire il sole quando mi stringe e lo sento come fosse luna perché m’acquieta nelle mie stelle. C’è il cielo che sta lì, mi guarda e io mi appiglio.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Ciao; sì, ciao. Ciao perché, seppur non ci conosciamo, è come se ci conoscessimo. A volte, basta anche una sola parola per ritrovarsi, altre uno sguardo, altre ancora un gesto. Ciao. Tocchi, abbracci, stringi, sì, vibri. Arriva l’anima, arriva: quando arriva si riconosce. No, non sei lontano, non siamo lontani. Siamo solo altrove. Sono tutti nella nostra quotidianità. È tutto nel nostro risveglio. Eccoli: uno per uno. Ci sono tutti. Sono brividi che rendono l’orgoglio di essere e di esserci perché l’emozione è comune: è la nostra ebbrezza oltre la barriera del visibile, del finito, del circoscritto. È quella libertà che diventa quel grido, quella tonalità di voce, quella ruga di espressione; è quella libertà che dilata le pupille e non fa chiudere più gli occhi. Ciao.”

 (Antonio Belsito)

“La parola è la voce dell’umanità, la luce del confronto, la speranza dell’evoluzione. La parola è un segno tangibile della ragione umana e un segno incontrovertibile della civiltà. Parlare significa riconoscersi uomo tra gli uomini, veicolando il proprio essere per crescere nell’insieme delle parole, diverse, differenti, degli altri; crescere nelle parole significa ascoltarsi e ascoltarle, comprendersi e comprenderle, viversi e viverle. La parola vissuta è una parola sentita, ragionata, metabolizzata: una parola argomentata. La parola siamo noi, il nostro vissuto, la nostra esperienza; la parola sono gli altri, altri vissuti, altre esperienze. La parola è la vita di altre vite: è il mondo. La parola è la luce che rende la vita del buio: nel buio è difficile vedere e vedersi, nel buio è difficile riconoscere e riconoscersi, nel buio è difficile accorgersi degli altri, di noi, del mondo… eppure ci siamo noi, ci sono gli altri, c’è un mondo che solo la luce, illuminando, scopre. Custodiamo la luce della parola per sentirci parte del mondo, parte degli altri, per descrivere i colori della quotidianità – disegnandola – per scoprire i “tratti” del prossimo, per amare sé stessi perché la parola è l’insegnamento che un mondo senza parola sarebbe un mondo buio e nel buio la vita scorre incolore, senza vedere e senza vedersi, senza amare e senza amarsi, senza vivere e senza viversi.”

 (Antonio Belsito)

 

“In fondo, aderire significa sentirsi per non lasciarsi andare perché il tempo passa e si ha voglia di rimanere ancora un po’.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di  Antonio Belsito)

“Ci sono di quelle farfalle colorate che sembrano svegliarsi solo a primavera. È strano perché questi colori sarebbero belli anche in inverno quando, magari, fuori piove o quando ci sono i tuoni, i lampi, i fulmini e queste farfalle passano, portandosi dietro l’arcobaleno e tu ti fermi a guardarle perché queste farfalle sono sogni, sì, sono i sogni; i sogni che, in inverno, ci passano davanti e ci permettono di sopravvivere al letargo, quei sogni che ognuno di noi ha e che ognuno di noi fa perché sognare è bello proprio come vedere quelle farfalle, quanto vedere quelle farfalle.”

 (Antonio Belsito)

“Mentre le tue guance si adagiano sul cuscino, i miei occhi si svuotano di me e si riempiono di te. Sento il palpito della tua armonia, mentre scorri tra le lenzuola disegnate dalla tua melodia. Un brivido mi sorprende come fosse pioggia ma non scappo perché mi riscalda il tuo sole. Il magone sorprende entrambi che di rossore diveniamo tela: il mio e il tuo colore. Ora, cerchiamo gli spazi che ci riempiono di respiro mentre il ritmo incessante diviene ossigeno. Le mani accarezzano, mentre i nostri orizzonti si ricongiungono in un fremito senza tempo. Sussurra la vita, mentre intrecci di abbracci ci fondono in un’unica esistenza ansimante. Ora, si sente l’eternità: un istante.”

(Antonio Belsito)

“Non sapevo si potesse morire più volte. Sì, più volte. Non si resuscita ma si muore mentre si vive. Non sapevo si potesse morire, vivendo. Eppure, si muore. Si muore perché vogliamo morire, si muore perché ci fanno morire. Si muore perché non siamo capiti e non si capisce. Si muore perché si sprofonda nell’ambiguo. Si muore perché non si comprende ciò che è più facile comprendere: siamo uomini, siamo finiti, siamo mortali. Si muore perché non si accetta di essere fallaci ma si muore anche perché non si è accettati come fallaci. Si muore perché ci si ritrova soli senza capire perché gli altri sono in compagnia o perché le compagnie non sono sole. Si muore. Si muore perché ciò che si è lo si nasconde in casa. Si muore per timidezza. Si muore e non si sa di morire mentre si sta morendo. Si muore perché si pensa di essere cugini, nipoti, zii, nonni, genitori e figli; si muore perché si da troppo per scontato. Si muore perché si pensa di essere medico, sciacquino o avvocato. Muore anche il malato. Si muore perché si crede quando non bisogna credere o non si crede quando bisogna credere. Si muore in un bicchiere d’acqua. Si muore perché la luna non compare o perché una stella cadente non mente. Si muore in una marea o nella quiete del mare. Si muore. Si muore coppia o si muore individui. Si muore soffocati dai baci o dagli abbracci e si muore anche perché quei baci o quegli abbracci sono ma non ci sono. Si muore in una stretta di mano. Si muore perché pensiamo. Si muore e non ci riconosciamo. Si muore come passeri sui fili o come aquiloni legati nell’aria.”

 (Antonio Belsito)

“Capita, sì.
Capita che ci si fermi a guardare, a osservare, capita – anche – di pensare mentre si sta scrutando la quotidianità reale.
Capita di comprendere che si vive in un mondo frenetico: spesso si cammina troppo a testa bassa senza guardare altri occhi…magari perché delusi, abbattuti, disillusi, disincantati o, semplicemente, perché ci si vuole proteggere dall’insensibilità che – giustamente – fa paura.
Però, capita anche di avere uno scatto di orgoglio e – nonostante lo svolgersi convulso di una realtà sempre più complessa – di trovare degli occhi, quegli occhi che non si credeva di poter trovare, quegli occhi che guardano con la stessa sensibilità, vitalità, delicatezza, dolcezza.
Capita ed è bello.
È come scrivere un verso di getto, una rima nell’istante, una strofa, assecondando il momento.
Accade, sì… e riempie.”

 (Antonio Belsito)

“Scrivere, descrivere, trascrivere.
Scrutare, percepire, sentire.
Patire o godere.

Vivere.

Si scrive perché esplode un mare dentro.
Si scrive perché si è sorpresi dalla naturalezza di ciò che accade.
Si scrive perché si guarda, si osserva, si vede.
Si scrive perché si sente un mondo e si percepisce un universo.
Si scrive perché si ha un dolore nel petto e si scrive perché si sente lo stomaco sorridere.
Si scrive perché ci si perde in se stessi e ci si ritrova negli altri.
Si scrive perché ci si perde anche negli altri e si afferra se stessi.
Si scrive perché è la terapia ma si scrive anche perché è la diagnosi.
Si scrive a denti serrati e si scrive a bocca aperta.
Si scrive tra i fiori di campo o nello sterco di una stalla.
Si scrive nel sudore del sonno ma anche nel perdurare del giorno.

Si scrive.

Si scrive perché ci si lacera dentro o perché ci si imbellisce fuori.
Si scrive davanti a uno specchio e si scrive, pure, dietro lo specchio.
Si scrive a gambe levate e si scrive a braccia conserte.
Si scrive galleggiando in una particella d’alcol puro e si scrive gustando delle lasagne
Si scrive perché ci si rifugia e si scrive perché finisce la prigionia.
Si scrive sul pelo dell’acqua e si scrive nelle viscere della terra.
Si scrive con le mani dell’artrosi e si scrive con le unghie smaltate.
Si scrive mentre si fa all’amore e si scrive mentre sventra la guerra.
Si scrive perché si è abbandonati e si scrive perché si ha abbandonato.
Si scrive col gusto amaro delle stelle o con il sangue della luna.
Si scrive inseguendo un extraterrestre o avvistando un ufo.

Si scrive perché ci si ferma, perché non si corre più, perché l’impatto è forte e le vene dettano.

Si scrive perché non si ha nulla da dare se non quella pochezza, forse grottesca, di un’esistenza che stride naufraga.”

(Antonio Belsito)

Non dirò mai una parola di troppo perché ho già detto. Ti ho già detto che non posso vivere senza un abbraccio; puoi abbracciarmi come vuoi ma abbracciami. Io non so stare senza. Puoi abbracciarmi quando vuoi perché l’abbraccio non necessita di un momento. Abbracciami. Sussurrami un abbraccio, dimmi di un abbraccio, gridami un abbraccio, fischiami un abbraccio ma non tacere mai un abbraccio. Puoi abbracciarmi ovunque tu sia perché un abbraccio non ha luoghi. Abbracciami. Sorridimi in un abbraccio, sgridami in un abbraccio, ricordami con un abbraccio. Un abbraccio rimane per sempre e noi rimaniamo in quell’abbraccio. Tutti possiamo abbracciarci. Abbracciami. Chiunque tu sia.”

 (Antonio Belsito)

“Era quasi il tramonto: il cielo e il mare sembravano congiungersi nell’arancio dell’orizzonte e noi, entrando in acqua gradatamente, ci avvicinammo sempre più.
Anch’io divenni – dapprima – arancio e – nell’immediatezza – rosso.
Clara era dinanzi a me in tutta la sua bellezza e i suoi occhi chiari riflettevano il sole che si immergeva in acqua come noi. Sentivo il suo respiro sul mio naso e i suoi occhi erano sempre più nei miei. Le mie labbra furono accarezzate dal suo amore, mentre la passione ci incastrò in un abbraccio senza tempo.
Furono parole.
Il ritmo incessante delle sue parole rendeva l’affanno della sua sincera emotività che esortava la mia sensibilità.
Sentivo la necessità di scrivere per rendere l’eternità del momento.
Volevo fermare il tempo.
Poche volte ho scritto “ti voglio bene” perché è in quelle poche volte che ho colto i palpiti autentici.
Sentivo il bene di Clara.
Era l’abbraccio stringente, caldo, accorato, sentito, voluto, cercato. Era la complicità intellettuale e la voglia di raccontarsi. Era la voglia di ritrovarsi nelle reciproche parole per sentirsi. Erano i petali bianchi di una rosa. Proprio come il nostro desiderio genuino di ritrovarci – senza conoscerci ma per scoprirci – perché avevamo visto uno spiraglio di luce in un mondo, forse, buio e quella luce (intensa) accecava gli occhi perché meravigliosa. E ancor più meraviglioso era lasciarsi illuminare, mentre gli occhi chiusi ci permettevano di sognare.
Io non abbraccio stringendo se nessuno mi stringe abbracciandomi; è proprio nella reciprocità che si vive l’abbraccio sincero.
I nostri mondi si sovrapponevano, si toccavano, forse, combaciavano: ecco perché ci siamo ritrovati con la volontà di aprire una finestra e guardare senza pregiudizi o tabù, senza pensieri precostituiti o fini programmati, senza la pretesa di “possederci”.
Io scrivo “ti voglio bene” poche volte perché è in quelle poche volte che ritrovo il senso dell’abbraccio, della vita.
La verità è in ciò che facciamo non in ciò che diciamo.
“Mi ami?” – disse Clara, stringendomi, intensamente, tra le sue braccia, mentre i nostri corpi erano un tutt’uno immerso nella distesa azzurra del sentimento cristallino. Sentii, per un attimo, il mondo fermarsi; sì, era silenzio come silente è l’amore di chi ama perché l’amore si culla dentro.
Io ero lì, dinanzi a lei, con le sue mani nel mio cuore, con i suoi occhi nella mia anima. Non potevo non sentire.
“Ti amo” – dissi balbuziente (come se non avessi mai voluto dirlo ma, in realtà, volevo gridarlo).
Ricordo che – quando aprii gli occhi – era già buio ma la presenza di Clara illuminava a giorno: era un faro, il mio faro.
L’amore è ciò che senti anche se non vedi, se non conosci, se non sai; ti batte dentro perché percepisci, perché si “muove”, e – seppur cerchi di contenerlo, nasconderlo, negarlo – permane. Cerchi di eluderlo ma è lì che aspetta, cerchi di sfuggire ma è lì che ti esorta, cerchi di non viverlo ma è voglia.
È l’amore; spesso, lo si perde mentre lo si cerca.
L’amore è quella stretta alla gola che si ripete nel corso dell’esistenza.
L’amore, a volte, lo inseguiamo così tanto che non ci accorgiamo di quanto sia vicino.
“Anch’io ti amo” – ribadì Clara, rapendo, ancora una volta, le mie labbra come fosse abbracciare il cuore.”

(da “Quando” di Antonio Belsito)

“Può, anche, capitare di smarrirsi tra le stelle e la luna, perdendo l’ossigeno del sogno, la luce del giorno, l’incanto dell’universo, il suono dell’esistenza; può capitare di ritrovarsi senza sapere dove, di rialzarsi senza capire come, di correre senza una direzione. Può capitare di patire l’indifferenza, l’insensibilità, l’egoismo, l’avidità.
I miei occhi si bagnano, serro i denti.
Il ricordo m’invade; seppur sembri impossibile, può capitare di smarrirsi nella propria emotività, nella propria sensibilità, nella propria genuinità.
La meraviglia, quella meraviglia che sembrava vita, diviene altro: la vedi, scorre, rincorre, sembra quasi sparire. Poi, ritorna più forte come se penetrasse lo strato più fitto del cuore.
Sì, perfora, morde anche e non si ferma.
Grido – sempre più forte – ma non mi sente, quasi come se sorda si nascondesse, imponendomi la sua presenza invisibile; è un flagello silente, un urlo latente.
Aiuto!
Mi perseguita, segna ogni mia orma, ogni mio passo, ovunque e comunque; non è mai stanca, non cede mai…anzi, è proprio quando si cede che lei assale sempre più forte.
Lasciami vivere questo germoglio di vita che sfiorisce presto, ancor più se ci sei tu.
È il mio buio anche se ci sono le stelle, è la mia sete anche se c’è acqua, è il mio freddo anche se c’è caldo.
Alzo le braccia, tendo la mano, chiudo gli occhi ma nessun conforto, nessun rimedio, nessuna verità che possa farmi sentire la sua voce o vedere i suoi occhi; eppure la sento, è dentro di me, gira, vaga, è padrona di un corpo che non è più mio, bensì della sua mente. Sì! Lei mente. È, selvaggiamente, travolgente, incessante nello sfinimento dell’anima come se la rapisse, rubandone l’ultimo sospiro.
Eppure combatto, non mi abbatto, cerco di trovarla, di scovarla, di incontrarla ma scappa sempre e non fugge mai.
Ogni alba mi sembra già tramonto, ogni foglia mi sembra già caduta, ogni rondine, nel cielo, mi sembra imprigionata.
È un affanno, una fatica, trovare le parole, i suoni, le immagini; forse, è più facile non parlare, non pensare, per non svanire nel ricordo.
Mormora, sussurra, è suono tra i suoni.
Cerco di ritrovare me stesso nella favola della vita che il tempo mi racconta: guardo le nuvole passare, il sole brillare, la pioggia bagnare, il fiume scorrere, la farfalla colorare.
Sento, ancora, il profumo della libertà che mi accarezzava nelle notti insonni, nell’inquietudine della spensieratezza, nella goliardia di un sorriso; un sorriso è la voglia di sorprendere se stessi, di schiudere gli occhi e far vibrare le labbra ma le mie sembrano mute.
Il silenzio è il mio dolore maggiore: è come una lama tagliente che trapassa il cuore senza fermarne i battiti. Vorrei disegnare quel nero che accompagna il silenzio, che cancella i colori e distrugge gli aquiloni; forse, basterebbe una linea, un tratto, un segno o, forse, non basterebbe un cerchio poiché è intermittente, assordante, mutilante.
Sono seduto su me stesso, rannicchiato nell’oscurità dei secondi che scorrono al “ticchettio” delle lancette. Il respiro sembra mancare ma, forse, è solo un’impressione.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“Che poi non è facile lasciarsi e ricongiungersi. Scappare e tornare.
Esserci. Che poi sta tutto in un abbraccio…nella spontaneità più vera di un insieme.
Insieme significa non divisi, insieme significa uniti ma non sommati. Non uno più uno ma l’uno con l’altro. Non siamo addendi da risultato ma siamo cuori da palpito, da sussulto, da fremito. È quella sensazione che ci stringe il petto, che non ci fa dormire, che ci da magone, che ci ruba le parole.
Fermi: insieme.
E, allora, correre senza fermarsi mai con un verso e una direzione perché abbiamo bisogno di un verso e di una direzione, perché il verso e la direzione ci rendono più forti, più coraggiosi, più noi.
Non è una salita o una discesa o una strada sterrata a farci paura ma è percorrere quella salita, discesa o strada sterrata senza occhi.
“Ma hai due occhi pure troppo grandi” – mi dice, ridendo a crepapelle, Michele – “non ti bastano?”. Certo che mi bastano i miei occhi ma non sono sufficienti per vedere tutto. Abbiamo bisogno dell’oltre i nostri occhi che sono anche gli altri. Ma che poi – gli altri – diventano, spesso, uno slogan, una pubblicità, un marketing, come dire “il prossimo”! Ma non avanti il prossimo perché tu sei fuori, bensì avanti il prossimo perché tu sei dentro con lui o con lei.
Essere dentro. Esserci.
Quanti di voi si sentono dentro?
Qualcuno ride, qualcun altro sorride, qualcun altro ancora mugugna, qualcun altro ironizza.
“Dentro? Ahhhhhhhhh!”.
Dentro, sì.
Spesso, siamo fuori.
Fuoriii!
E cerchiamo e non ci bastiamo e tremiamo e ci perdiamo e non ci riconosciamo e non sappiamo e poi non conosciamo e poi ancora che ci diciamo e saltiamo, scappiamo, ci arrabbiamoooooo!
Nooooo! Non sbagliamo. Sfoghiamo e facciamo pure bene perché ci raccontiamo; perché se non raccontiamo a noi…a chi dovremmo raccontare?
Esistiamo.
Scorriamo tra paure e beffe, tra coraggio e sincerità, tra amore e slealtà, tra tristezza e lealtà, tra odio e…e tanto altro che ci sbatte addosso, a volte, come pietre, altre, come sole.
Arduo, difficile, impossibile.
Facile, agevole, possibile.
Non conta aggettivare. Conta camminare, rovistare su questa terra, cercare senza mai fermare il passo. Un passo dopo l’altro. Si alza la polvere ma si fanno pure i muscoli. I muscoli sì. Conoscete i muscoli? Non solo quelli da body building o da karate o da pugilato ma anche quelli stesi a guardare il cielo o sulla punta dei piedi a voler acchiappare la luna o tesi ad attendere.
“Che poi attendere che senso ha?” – dice Anna.
“È tutto finito!” – afferma con spigolosa determinazione – “finito”.
Nulla è mai finito finché riusciamo a gridare, a piangere, a battere i pugni, a sentire tachicardia, a sudare, a serrare i denti, a pensare, a ragionare.
“Hai ragione, forse…” – grida Luca – “… perché non si può rinunciare all’entusiasmo di essere e di esserci, al sapore della vita, all’incanto di ogni momento. Non si può rinunciare. Allora, bisogna correre come locomotive verso il poco che di bello accade, verso i pochi che di vero si incontrano, verso una meta che c’è, nonostante tutto. Bisogna cambiare verso e direzione. Non siamo soli. E anche se lo fossimo da soli si può ancora ballare!!!”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

Stringi la coperta tra le braccia e ti barcameni nei pensieri. Tiri il fiato per trovar conforto. Spingi, ancor più, la testa sul cuscino e si appiattisce il mondo intorno. Sospiri. Ora l’uno, ora l’altro braccio e, anche, le mani, così come i piedi, cercano. Gli occhi viaggiano sotto le palpebre strette e i denti afferrano le labbra. Ascolti. Un lieve vento attraversa i tagli della finestra e la tenda improvvisa una danza, mentre la luce flebile della lampada ne rende l’ombra. Le gocce di pioggia bussano al vetro del balcone e un fulmine illumina a giorno il cielo. Il cigolio delle lancette del vecchio orologio conta il tempo. Sono sudori.”

 (Antonio Belsito)

“Eravamo un gruppo ribelle e colorato di ragazzi e ragazze, agitati dagli ormoni e abbracciati dagli ideali. Seduti sul bagnasciuga – tra una racchetta e un pallone, tra vocioni apprensivi di padri e voci sottili di madri, tra un’onda colorata e una rumorosa – disegnavamo i nostri sogni e decoravamo il nostro entusiasmo adolescenziale: il mondo era nelle nostre mani e la luna era il nostro pavimento.
Nichi (amico comune mio e di Clara), con un bastoncino storto ma sottile, tracciò sulla spiaggia – in un solo colpo – una strana forma che sembrava un cerchio e nello stesso depose una manciata di piccole pietre colorate; poi, poco distante, depose un sasso, approssimativamente, rotondo e ingiallito. Lungo la forma che rappresentava un cerchio disegnò delle frecce vettoriali, indicanti il moto del cerchio su se stesso e il moto del cerchio intorno al sasso ingiallito.
Io e Clara osservavamo, incuriositi, i movimenti scrupolosi di Nichi che, inginocchiato come noi, era quasi ipnotizzato dal suo estro geometrico; i suoi movimenti erano netti, risoluti, determinati e – passato qualche minuto – resero un quadro complesso di figure.
Non potevo tacere.
Ero troppo curioso di sapere il significato di quel disegno che, seppur poco comprensibile, destava attenzione, esortando l’immaginazione:
– “Scusa Nichi, ti ho osservato per qualche minuto. Ora che hai concluso, posso intervenire? Non posso non sapere”.
Nichi alzò lo sguardo orgoglioso della rappresentazione e, con fare gioioso, mi disse:
– “non devi scusarti. Sono io che devo scusarmi per il disegno non proprio perfetto ma non conta la perfezione quanto il significato. Vedi, la terra gira su se stessa e intorno al sole, determinandosi notte, giorno e stagioni; anche noi dovremmo girare su noi stessi e intorno al prossimo perché girando su noi stessi ci conosceremmo meglio, esplorandoci, guardandoci e così indirizzando la nostra esistenza, mentre girando intorno agli altri ci scopriremmo meglio, confrontandoci, rapportandoci, relazionandoci.
Se si girasse solo intorno a se stessi si perderebbe il senso degli altri e se si girasse solo intorno agli altri si perderebbe il senso di se stessi; la vita ha un senso che è la direzione nostra e degli altri”.
– “Parli di anime?” – soggiunse Clara.
– “Parlo di anime” – ribadì Nichi – “come parlo di fiori, come parlo del vento, come parlo del sole e della luna, come parlo del giorno e della notte, come parlo della vita e della morte; parlo di anime, anime sante o anime dannate, anime felici o anime tristi. Parlo di anime”.
– “Che senso ha?” – replicò Clara.
– “Il senso della vita” – affermò Nichi – “la vita è un vissuto, è un fatto, è un compiuto, è un detto; spesso, pensiamo di fare, di compiere, di dire e, invece, non facciamo nulla, non compiamo nulla, non diciamo nulla, forse, non viviamo”.
– “Ma come si fa a non vivere se si esiste?” – domandò Clara.
– “Non basta esistere per vivere se non si ruota su se stessi e intorno agli altri” – rispose Nichi.
“Non basta esistere per vivere se non si ruota su se stessi e intorno agli altri” – ribadii dentro di me: Nichi aveva “afferrato” la vita.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito) 

“Il suo ricordo è nitido nel mio cuore, anzi, è meglio dire che mia nonna era tutto un cuore; era proprio una “nonnina”, di statura bassa, ripiegata su stessa come volesse proteggere lo spiraglio di vita che residuava.
Le rughe ne raccontavano l’esistenza come fossero percorsi impervi, scavati, vissuti; sì, ogni ruga ne segnava la tempra e ne custodiva l’anima come fosse la corteccia di un albero. I suoi occhi piccoli lasciavano trasparire la lucentezza dell’anima e le sue mani ruvide ne segnavano la forza; il suo passo era spedito come spedito era l’orgoglio per quella resistenza vissuta e per un’Italia liberata.
Mia nonna custodiva in sé i ricordi della resistenza perché aveva prestato non solo le sue braccia ma anche i suoi figli; sì, alla resistenza, aveva affidato delle vite per ritrovare altre vite.
“Eh si, la resistenza…” – diceva sempre – “è stata un volo di farfalla”. Non era facile comprendere ciò che volesse dire ma non ebbi mai il coraggio di chiederne il significato perché mi piaceva l’immagine proiettata da quelle parole: le farfalle volano silenti, colorando la libertà e disegnando il cielo.
Le farfalle volano sempre – senza fermarsi mai – perché il loro palpito di vita è nel dolce battere le ali.
“Tuo nonno” – mi disse un giorno – “portava con sé la forza dei tuoi zii, nonché suoi figli, che appena maggiorenni si trovarono a prestare la loro gioia adolescenziale per una nazione, la nostra Italia” – e continuando – “l’Italia è la nostra casa, è il nostro focolare intorno al quale costruiamo la nostra esistenza, è il nostro letto sul quale riposiamo la nostra quotidianità, è la nostra finestra attraverso la quale passa la luce, è il nostro tetto”.
“È il nostro tetto” – pensavo in me: era proprio una bella immagine. Un tetto ripara dalle intemperie purché le tegole seguano tutte lo stesso ordine; basta una tegola incastrata male per sentire le gocce di pioggia insinuarsi o il vento cambiare suono.
Gli uomini della resistenza erano tegole ordinate perché la pioggia più che insinuarsi, disperdendosi, avrebbe dovuto dissetare in caso di siccità e il vento avrebbe dovuto spingere le anime verso il mare della libertà.
Ho immaginato quegli uomini, immedesimandomi, e – mentre mia nonna raccontava – su una carta di fortuna scrissi: “il profumo dell’erba accoglieva membra stanche di oppressione, mentre pietre puntiformi tagliavano gocce di sudore. Eravamo stesi sul sentiero della liberazione, in attesa di percorrerlo. I rumori della notte erano i nostri. I pensieri del domani coccolavano le nostre paure, le nostre sofferenze, i nostri dolori, memori che il nostro coraggio sarebbe divenuto il coraggio dei nostri figli e, anche qualora i nostri corpi fossero caduti, l’amore avrebbe trovato nuovi cuori per continuare a pulsare liberamente”.
Mio nonno fu una delle tegole che resistette alle intemperie, unitamente a molte altre, e, col suo fare da maestro di scuola elementare, volle suggellare quell’emozione coraggiosa di sentirsi uniti nel desiderio di proteggere la gioia di essere soggetto, predicato e complemento: “Noi siamo tutti”.”

(Da “Quando” di  Antonio Belsito)

Una via – profumata di fiori e farfalle – costeggiava il dirupo; era una di quelle viuzze strette strette che, giusto con un piede avanti e l’altro indietro, poteva esser percorsa.
La parete che costeggiava la viuzza era tutta di pietra; era un costone della montagna che sovrastava.
Siccome con un piede avanti e l’altro indietro, in quella stretta via, non era facile trovare l’equilibrio, una mano stava poggiata sul costone di roccia e l’altra pendeva, quasi, nel vuoto.
Da una parte sentivo la robustezza della fermezza, dall’altra non mi sentivo perché era il vuoto…chiamatela pure leggerezza!
Intanto, gocce di sudore segnavano i miei passi: forse era paura, forse era ragione.
Ma, neanche un passo in più che la vidi.
Fu sorriso.”

 (Antonio Belsito)

“Siedo, da solo, in treno. Guardo fuori dal finestrino, mentre sulle rotaie si scorre veloce, e mi accorgo di quanto sia troppo bella l’esistenza secondo natura ma quanto sia breve la “fortuna” di poter esplorare ogni emozione che la stessa natura propone. Sono colori che dipingono cielo, terra e mare. È bello immortalare questi colori perché è solo riconoscendosi negli stessi che è possibile assaporare l’autenticità di ciò che siamo senza sfuggire a ciò che siamo. È nel “siamo” il senso della vita: ognuno di noi diventa quel viaggio che accompagna l’altro. È nel “siamo” che quei colori si schiudono, rendendo l’arcobaleno di ognuno.”

 (Antonio Belsito)

“Sai qual è l’attimo più bello? Quello che non ci siamo ancora detti perché se lo avessimo detto, sarebbe già passato. E noi non passiamo mai perché ci diciamo e ci diciamo ancora e quando ciò non accade è perché ci stiamo già aspettando.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“Se mi chiedessero di guardare un punto qualsiasi, sceglierei il cielo e, poi, il mare – che sia sereno o sia tempesta – perché, comunque, si respira VERITÀ.”

 (Antonio Belsito)

“Camminami sull’anima e non mi calpesterai.”

(Antonio Belsito)

“E non basta dire che mi hai conosciuto e che, poi, abbiamo corso assieme perché non volevamo fermarci e che ci siamo fermati solo per guardarci. E’ stato bacio. Uno. Due. Tre. Quattro. ‘Ancora?’ – mi hai chiesto. ‘Ancora’ – ho risposto. E abbiamo continuato.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“E’ un sussulto che sconquassa. Magone. E capisci la bellezza. Sospiri. A cercarsi le mani. A intrecciarsi le dita. A donarsi. VITA.”

(Antonio Belsito)

“Faticavo a salire con gli occhi perché più salivo e più si schiudeva una bellezza morbosa, quella bellezza che si incolla e strapazza gli occhi. Nulla diventa così bello se non la sinuosità di un corpo furioso di femminilità che trascina brandelli di timida fantasia. Perché quella bellezza imbarazza. E, poi, silenzi soffiati.”

(Antonio Belsito)

 

“Mentre percorri la strada – che sia bello o cattivo tempo -non perdere mai di vista chi tu sia, i tuoi valori, i tuoi principi, il tuo essere. Perché non c’è nessuno più di te che possa volerti bene. E anche quando giungeranno le delusioni, rimarrai, comunque, orgogliosamente te stesso con la tua verità. Rispettarsi.”

 (Antonio Belsito)

“E’ bello quando mi stringi la mano. Poi, e’ sempre un
bacio.
Sorridi.
Ed è ancora un altro bacio.
A un tratto, sembra che ci si fermi.
I tuoi lunghi capelli coprono il tuo volto e si adagiano sui tuoi seni.
Ma basta ritrovare i tuoi occhi per ricominciare.
Gli occhi non si fermano mai.”

(Antonio Belsito)

“Certi adulti vogliono un mondo “adulto”,
dimenticando di esser stati bambini.”

 (Antonio Belsito)

“Un giorno ritroveremo il giorno e sorrideremo alla memoria dell’istante: fotogramma.”

 (Antonio Belsito)

“E’ l’infinito a regnare perché ogni emozione non ha fine e non può essere confine: tutto diviene, diventa e si trasforma ma rimane, pur sempre, emozione. E cosa si può dire all’emozione se non GRAZIE! GRAZIE di esserci perché la vita è meno sola, perché ogni istante è più, perché tutto dura quando ci si emoziona e nulla conosce il limite di considerarsi fine.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“Perché di tutto ciò che in una vita succede, poco è ciò che accade e rende meraviglioso esserci.”

 (Antonio Belsito)

“Esser liberi di essere senza infrangere le regole è un diritto. “

 (Antonio Belsito)

“Intrisa di passione, commuove una foglia che cambia colore, un cielo che si sveste di nuvole, un mare che cerca la quiete. E si resta così.”

(Antonio Belsito)

“Non ci si ferma mai e si cerca sempre. L’emozione di esserci. Assieme. Nonostante tutto.”

(Antonio Belsito)

“L’amore è chiudere gli occhi e non aver paura.” 

(Antonio Belsito)

“Perché non si può avere nulla ma si può avere il coraggio di provare a essere se stessi.”

(Antonio Belsito)

“È bello cercarsi perché solo trovandosi è possibile capirsi.”

(Antonio Belsito)

“Si culla il sonno.
E non ci si ferma.
Perché si ha voglia di sognare ancora un po’.”

(Antonio Belsito)

“Siamo noi la misura di noi stessi.”

(Antonio Belsito)

“È autunno.
E si sta a metà.
Tra lo strascico dell’estate che pulsa ancora nelle intermittenti giornate soleggiate.
Tepore.
E tra i colori sbiaditi di foglie in volo travolte da schiaffi di vento.
Anche grigiore.
A metà.
Pure confusi.
Forse, disorientati.
Ma nella certezza di una metà.”

(Antonio Belsito)

“Rincorrevo le sue labbra senza fermarmi. E lei sorrideva, sfuggendo.
Poi, si rigirava e mi guardava ancora un po’; aprivo – a malapena – gli occhi per non farmi accorgere.
Lei restava lì, con i suoi occhi conficcati nella mia pelle. Immobile. Statuaria.
Riconoscevo la perfezione pur a occhi socchiusi.
Perché di quella perfezione arriva la deflagrazione, l’onda d’urto, la “violenta” bellezza che, pur immobile, è, comunque, azione.
Non lascia irriverenti tale bellezza.
Perché non è di “cartapesta” ma è, semplicemente, così.
A tal punto da dover sbirciare a occhi socchiusi.”

(Antonio Belsito)