Poesie

“Quando le parole sembrano finire,
quando gli abbracci sembrano mancare,
quando uno sguardo sembra intimorire,
quando la morte sembra arrivare
e la vita sembra mancare,
bisogna chiudere gli occhi,
inspirare lentamente
ed espirare con impeto.
Ci si acquieta.
Si può ricominciare.”

(Da “Quando” di Antonio Belsito)

“In questo cielo vestito a colori
in un sogno di giorni migliori
i tuoi occhi nei miei occhi
mi sconquassano di pensieri
e già sembra ieri
quando l’autunno sfiorava i tuoi capelli
e le foglie lambivano i nostri cervelli
e i tuoi seni attraversati dalla brezza
abbracciavano ogni mia carezza.
Infiniti piaceri sul mare
i desideri iniziavano a remare
e la tua mano entusiasta di cercare
mi raccontava il candore.
In questa stanza chiusi a pensare
che fuori, forse, potrebbe essere un giorno migliore
col profumo di una pozzanghera
perché, comunque, si deve inciampare
per sentire il bisogno d’amore
e le ore di abbracci silenti
e nelle more guerre tra santi
in questo mondo che, spesso, gira al contrario
il tuo sguardo è il mio santuario.
Tra queste stelle che sanno di mare
– Noi – divertiti a nuotare
e le nostre braccia tese a incrociare
quel desiderio
che la luna induce a cercare
perché si può un mondo migliore
perché si deve un mondo migliore
basta solo fermarsi a guardare
un bambino che inizia a giocare.”

(Antonio Belsito)

“E si aprono cieli di spensieratezza
in un universo ove non manca la tristezza
e s’illuminano volti
come fossero stelle
e si accendono occhi
mentre brillano comete
tra le più belle.
È l’incanto della fanciullezza,
di quella genuina giovinezza
in cui al mondo si da il proprio nome,
al sole si lascia l’incanto,
la luna diventa pavimento
e si tende la mano
o basta un solo dito
per disegnare l’infinito.
E sono corse abbracciati al vento
mentre i capelli volano in silenzio
e le ginocchia si sbucciano,
ridendo,
e il cuore si dona
si butta
si tuffa
salta
affanna
si nasconde
e ritorna sudato di felicità
perché lo sguardo rivolto al cielo
diventa il sogno più bello
d’ingenuità
e inciampare
è solo un gioco
come l’alternarsi
del giorno e della notte,
del caldo e del freddo,
dell’azzurro e del grigio.
Così si nuota nella tempesta più bella,
si supera l’uragano più intenso,
si accarezza il deserto,
si vola come gabbiano,
cadiamo e ci rialziamo.
Perché la paura più grande
è chiudere gli occhi
e non sognare.”

 (Antonio Belsito)

“E pensa che non ti avrei mai pensato
che tante volte ho cercato
e, poi, chiusi gli occhi
ti ho solo sognato.
Sei il magone più magone,
l’ansia più ansia,
il desiderio più desiderio,
sei il più del mio meno.

Il più del mio meno.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di  Antonio Belsito)

“E si apre un cielo di luce
in una cascata di stelle
ed è deflagrazione di vita
come la più dolce carezza
come il più stretto abbraccio
come il più desiderato bacio
come noi quando ci siamo visti
senza conoscerci
ma già amandoci.”

(Antonio Belsito)

“E dimmi quanto può sembrare vero
ché non si placa il pensiero,
incessante non può tacere
ché i tuoi occhi sono dovere.
Copriti il cuore affinché io non lo veda
ma lo senta
ché l’intensità non mi spaventa.
È un ricordo che arriva lontano,
mentre io ti sfioro la mano.”

(Antonio Belsito)

“Aderiscono
i pori della pelle
come le mie palpebre
sulle tue
e scorrono i nasi
e si cercano
si accolgono le labbra
in un farsi e disfarsi
come le lenzuola del tempo
le guance ustionano
e battono gli zigomi
e si annodano i capelli
si afferrano le anime
e si rincorrono
mentre le mani cingono
e i fianchi si prestano
e l’addome s’incolla.”

(Antonio Belsito)

“E, ora, ti racconto di quegli anni
piccolino
e, ora, ti dico di momenti
mentre a gattoni
con gorgoglii di parole
donavi gli occhi
ed era splendore
perché quello è il tempo
in cui con un solo dito
si disegna l’universo
e si diventa infinito.”

 (Antonio Belsito)

“Lasciami annegare come un pesce
lasciami asciugare come l’acqua
lasciami illuminare come ombra
lasciami sparire come sole.
Lasciami sognare come luna
lasciami navigare come stelle
lasciami respirare come cielo
lasciami solo con amore.”

 (Antonio Belsito)

“Si va via senza un perché
neanche il tempo di pronunciare
un però
di spalancare gli occhi per riempirli di luce
e di cielo
vero
solo un sospiro
a reclamare ciò che siamo
ad acclamare che andiamo
e chiediamo:
qui che facciamo?
Uno sbatter d’ali
chiamato libertà
in un batter di ciglia
che brillano di lacrime
in un istante presente
a volte latente
altre esorbitante
e non si sente
e si mente
e ci si convince
che un arcobaleno
è lieve quanto il fieno
però…
… non basta inventarsi un momento
quando si capisce che fuori
tutto quanto tanto
è più duro del cemento.”

 (Antonio Belsito)

“Cercami
come fossi la luna
alla sera.
Guardami
come fossi l’ultimo momento.
Stringimi
come fossi l’abbraccio più bello.
Donami perché sono l’ultimo,
perché sono il nulla
volatilizzato nella polvere
di una strada sterrata,
sbattuto dalla brezza.
E vivimi
come fossi la tua anima.
Amami
come fossi la tua preghiera.
 
Respirami.”

(Antonio Belsito)

“Parole carezze le stesse
dolcezze mezze forse
abbracci raggi sorseggi
fremiti accorati cadenzati
incessanti sorprendenti travolgenti
ansimanti fermenti ferventi

Candidi

Amanti.”

 (Antonio Belsito)

“Lo sai che il cielo si dipinge di blu
mentre noi dormiamo
e c’è anche chi non riesce più
e cade un petalo di rosa
mentre l’alba risveglia l’orizzonte
e d’un tratto si assopisce anche il sole
e una foglia plana senza alcun dolore
mentre noi ci abbracciamo d’infinito
un alito di vento spazza ciò che è finito
e non rimangono neanche le orme
ché, a volte, anche le nuvole sono sorde
e più mi stringi la mano
e più ti dico ti amo.
Nasce un bocciolo su un ramo
mentre la neve imbianca
e noi ci guardiamo.”

(Antonio Belsito)

“E intanto suona una nenia
e in una culla sorge il sole
che non esistono parole
la sorpresa è negli occhi
ché si apre il cuore
e intanto suona una nenia
sul pavimento a gattoni
a strisciare sull’entusiasmo
l’ingenuità di un cordone
a guardare in basso
e sorprendersi dell’alto
e intanto suona una nenia
nell’equilibrio di una sera
barcollante in un sorriso
senza accorgersi delle ore
e intanto suona una nenia
e ogni passo è stupore
e il cielo è più clamore
e il sole è più colore
amore
in quelle braccia tese al cielo
a voler volare
sognare
a soffiare un aquilone
a rincorrersi
e a non fermarsi.
Sudore.
Perché nulla fa male
quando hai stelle da contare
e voglia di giocare
e intanto suona una nenia
e la luna appare
come fosse un viso
che sta a guardare
e vederla galleggiare
e volerla acchiappare
non c’è male
e intanto suona una nenia
suona una nenia
una nenia
nenia…”

 (Antonio Belsito)

“Fuori.
Un bar
una finestra senza età
un bambino che corre
e si ferma più in là
un’anziana signora che va
il genitore che grida
“vieni qua!”.
Una macchina senza identità
il rombo di un motore
e una moto che sorpassa in velocità
un venditore ambulante che dà
un signore in un vestito più in qua
una ragazza e un décolletè che si fa
un cane che non sa
un vigile urbano
“altolà”
il fumo di una sigaretta
una parola non detta
uno sguardo sfuggente
un abbraccio che mente
e, ora, solo qua
chissà.”

 (Antonio Belsito)

“E ti racconterò di foglie
che navigano secondo il mare
di pioggia che cade
e, a stento, risale
di nuvole colorate dal vento
e ti racconterò di pozzanghere che sanno abbracciare
di vie abbandonate che fanno rumore
e sentirai il sapore del sale
il gusto del grigio
si aprirà un cielo da scoprire
– insieme –
e saprai del colore
del cuore.”

(Antonio Belsito)

“Ché tanto tutto va e tutto torna
ché ci si ferma e poi si riparte,
a volte,
ché, altre volte, si rimane lì
troppo se si è sensibili
e troppo poco se si è insensibili
ché si conta il tempo
come se si dovesse controllare il tempo di cottura
ché si cuoce appresso
e si cuoce di meno da soli
ché tutti non significa tutto
ché tutto, spesso, è il resto,
l’oltre,
ché così è
e ché così potrebbe anche non essere
ché ci si divora
e, poi, ci si ritrova
e se non ci si ritrova.
Beh!
Chè essere potrebbe, davvero, essere
e che, a volte, non basta
perché la verità non sembra libertà
che, però, la libertà è non tartassare
di pensieri il pensiero
facendo dell’esistenza uno scolapasta.
Ché tutto va e tutto viene
come se essere scontati
sia ciò che di più facile possa avvenire
per essere normali
che, poi, essere normali
non è una crostata alla marmellata
ché il palato, a volte, non è tale
e, altre volte, bisogna ricominciare.
Ché tanto tutto va e tutto torna,
forse.”

 (Antonio Belsito)

“Lasciami naufragare
nell’azzurro del tuo mare.
Lasciami navigare
nel tuo cielo
e colorare.
Lasciami sprofondare
affondare
approdare
perché tu sei
uno strascico di fascino
in una caduta di stelle
a intensità ribelle.”

(Antonio Belsito)

“Ti amo
come foglia adagiata
sulla mano
come respiro
sussurrato
ti amo
ansimando il tuo nome
come vento d’estate
ti amo
mentre m’imbatto in te
come mareggiate
ti amo
in un incedere di voglie
dannate
come il tuo corpo
che è sempre più il mio vate
ti amo
nella dolcezza più volgare
in un bacio appiccicato
nell’infinito di un istante
ti amo
in ogni vocale
e in ogni consonante.

T I A M O.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito) 

“Ti riconosco dagli occhi
come fossero secchi d’acqua:
a pulire il fango,
a scoprire l’inganno,
a denudare l’affanno.
Danno.
Le pupille dilatate,
a volte contratte,
forse distratte,
d’iride superbo,
di colore acerbo,
il fittizio garbo.
Si intravede un cantuccio,
riflesso dal cristallino,
luce buio,
chiaro scuro,
dolce amaro.
E appare un quadro,
tela,
e sopraggiunge la sera,
vera.
Colla trasparente
appiccica pensieri
sin da ieri
anche oggi
per domani
e uno spaventapasseri affoga
mentre si va di moda.
Artificiosamente in voga.”

 (Antonio Belsito)

Non dirmi cos’è il vuoto
non dirmi cosa c’è dietro
lasciami l’ebbrezza
carezza
d’istanti ripetuti
acchiappati
abbracciati
– maledetti
benedetti –
e sale il mio pudore
si contano le ore
mare
fruscio di vento
sole lento
l’orizzonte stanco
il cielo sembra un ammanco
sfuma la luna
si diradano le stelle
e cantano le onde
profonde
di assenza
l’essenza
senza.”

 (Antonio Belsito)

“E poi si dice anche una bugia
perché si cerca l’affabile amnesia
in un vuoto che sorprende e strapazza
in una caduta
in un passo
forse falso
ché quando manca il sostegno
traballa il sogno

eppure non c’è passo più solido
che percorrere e ripercorrere

forse fremere
quasi gemere

il mare mosso
di un commosso istante

Viandante.”

 (Antonio Belsito)

“Un fiore in un prato
dal tramonto colorato
e una brezza che spira
mi racconta di te.

Te che sei qui
in una carezza di cielo
te che sei qui
arcobaleno.

Guardami in faccia
cerco il sereno
scorgo l’orizzonte
e sento una mano.

Te che sei qui
in una carezza di cielo
te che sei qui
arcobaleno.”

 (Antonio Belsito)

“Lasciami bere l’ultimo quartino
e non preoccuparti del bicchiere
ché sarò io a sciacquarlo nelle vene.
Torna la spiaggia e sento il mare
tu che ti tuffi e io che ti seguo
perché non so stare.
E poi a piedi nudi
a correre e camminare
e il cuore che ci insegna a saltellare.

Abbracciati stritolati nella frequenza di un occhiolino
con l’amore già sotto il tavolino.

A inseguir aquiloni
a imparare le lune
a cercare le ore.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“Gli occhi
come il cielo
sul mare
a risplendere
d’infinito
in un abbraccio
d’essenza intensa
come arcobaleno
sul grigio
a richiamar la vita
in uno sguardo.”

(Antonio Belsito)

“Mi spiace veder buttato il mare
e stropicciato il cielo
e accartocciata la terra
ché non torna più come un tempo
bella
e non ammaccata
inginocchiata
ché appare la guerra come un giglio
che apre occhi di giustezza
mentre macina sorrisi
dei più semplici
e toglie respiro
ai più deboli
e le armi ne sono rumore
ma anche senza armi
s’uccidono le stelle
che senza ossigeno
non sono così belle
e passa anche la sorpresa di un arcobaleno
se gli occhi sono muti
e le bocche spente
dalle cerchie del veleno.”

 (Antonio Belsito)

“Ti vedo
in un divenire di colori
a imbrattare
col sorriso
come fosse il paradiso
a ricoprir di stelle
il mare
con un bocciolo
-uno solo-
e il riflesso
a riempire
sogni
agognati
timidi
allontanati
acchiappati
e poi sbattuti
sul muro della speranza
nel silenzio inquieto
-forse malato-
di una stanza
a cestinar memoria
lasciandosi cadere
nell’ebbrezza
di una spugna
ad assorbire
la combattuta
stremata
divertita
provocata
sfidata
acclamata
e maledetta
-a volte avida e impacciata-
vita.”

 (Antonio Belsito)

“Accade
di passo
senza frontiera
e si leva
nel vento
furibondo
di essenze
-profumi a scagliarsi-
-colori a gemere-
è intrecciarsi
senza lasciarsi
d’incessante
tremolio
sussurrato
di esistenze
a sovrapporsi
di fremito
come unguento
di bocche
in un tremolio di dita
di cosce
distese di dolcezza
in uno sconquasso
di tenerezza
che brulica
l’affanno
soffuso
nella quiete
di una folata.”

(Antonio Belsito)

 

“Sono giorni
di mesi e di anni
ore
e minuti con secondi
passi
a gattoni
trascinandosi
vagiti
che diventano canzoni
poi in piedi
parole
negli occhi
binocoli
cielo
stanze
palloni neri
sino al primo grido
di liquido amniotico
che diventa colore
di pelle
di carne
di verità
ingenuità
di prime corse
per strada
e – fatalità –
durezza
di suole consumate
di corse inseguite
di ginocchia sbucciate
di pioggia senza ombrello
di sole
solo
ingarbugliato il pensiero
alla ricerca del siero
tra l’adulto e l’altro bambino
a volte, manichino
tra il bianco e il nero
attonito il grigio
arriva, anche, l’arcobaleno
orgoglio
paura
dubbio
felicità
la tristezza più in là
fa
fu
ricordi
memorie
di eventi
senti
menti
tanti
ponti
di giocattoli
fortunati
poi di penne colorate
di quaderni ordinati
di libri
di arnesi
e stare lì a guardare
disegnare
sognare
scarabocchiare
accompagnare
sostenere…
Boh!
Amare.”

 (Antonio Belsito)

“Urli
contro il cielo
ed è già mattino.
Cerchi le orme
di quando eri bambino
in un divenire
di stelle a metà
tra il cielo e la serenità:
ah!
Ti scuote
il mondo adulto
sembra un insulto
a volte, anche un furto
identità
di sogni rincorsi
come sorrisi a batti cuore
stupore
torna il bambino
un pallone
una carezza di un genitore
in un nido di cotone
sincerità
oggi, gira un mondo
di cartone
che si piega al primo scossone
scoppia il pallone
piange il bambino
nessuna mano vicino
naufrago di verità
su una zattera di autenticità
torna la luna
– è là –
le stelle sono ancora a metà
in un mare di onde arrabbiate
mentre il vento fa le passeggiate.”

 (Antonio Belsito)

“Una coccola
come fosse un dondolo
come fosse una zattera
come fosse
soffice
lieve
miele.
Sole
accarezza
strade
sole
acceca
il mare
sole
risplende
l’orizzonte
sole
cocente
di amanti
sole
splendente
di corpi
immacolati
incollati
attaccati
di corpi
che si cercano
che s’incontrano
che si riconoscono.
Foglie
si staccano
cadono
è il vento
un controsenso
poi rinascono
abbelliscono
sortiscono
chiome
d’intensità
proteggono
avvolgono
coinvolgono.
Passi
di altri passi
e ancora passi
anche tra i sassi
orme
forme
conforme
eco
di battiti
ammattiti
sostenuti
ritmati
rossore
un bianco di pudore
un giallo solare
l’orizzonte e il mare
foglie e strade
una coccola
vento
la luna sembra remare:
A M A R E.”

 (Antonio Belsito)

“Ho voglia di urlare
al cuore
col cuore
che il mare
e il cielo
hanno solo un colore;
le ore,
come fossero un motore
(fatica, sudore),
coinvolgono, travolgono,
ricordano.
Volgo
lo sguardo a terra
corro
coi piedi per terra
sento
che c’è la terra.
È tutta una guerra
che distrae
contrae
ritrae
ma la vita…
(sì, la vita)
… scusa!
Perché proibita?
Esplodono emozioni
tellurici scossoni
tessuti, aorte, ventricoli:
questi sono i miracoli!
Sentire, guardare,
capire,
toccare:
non scappare
perché la terra ha bisogno
di chi sappia annaffiare
senza fiatare
solo donare
amare.
Amore
non è amaro
non è raro
è un faro
caro
coro
di voci sovrapposte
giustapposte
contrapposte
opposte.
Rimane l’eco
ma non basta
rimane l’eco
ma non gusta
rimane l’eco…
… è la parola giusta?
Amore e basta.”

 (Antonio Belsito)

“Sospesa
in un candido volteggiare
di luce
intensa
come occhi profondi
di vita
esistenza
di tenera carne
beata
d’anima intrisa
e preghiera
in ogni filo di capello
dorato
adagiato su seni ribelli
di viso ardito
d’incessante divenire
di palpiti
silenti
come passi lievi
su un corredo
di parole soffiate
carezze
d’intensità proibita
tant’è lo spirito
travolgente
incisivo
e si aprono cieli
e si avvicinano orizzonti
e la luna disegna il sole
e il sole disegna la luna.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“In questa stanza
senza umori
ove tornano i ricordi
e i sapori
accucciato
al rumore del fato
stretto
nella morsa della vita
tra cielo e mare
come fosse via proibita
e d’ingeneroso ritmo
a saltellare
nella mente le parole
come fossero strascichi
di comete impazzite
desideri
e figure tornite
di dolcezza
all’eco della fragile
tenerezza
è ampiezza di passi
posati
interrati
scoperti
pensati
in un rincorrersi
di colori figurati
agguerriti
custoditi
nel tempo che pesa
come foglia
al dolce cadere
verso terra.”

 (Antonio Belsito)

“C’è gente
che muore
alla luce del sole
eppure
il sole
illumina
riscalda
è come abbracciasse
e
consolasse
mentre si vede
il volto più magro
della vita
scarnito
dalla freddezza polare
di chi c’è
senza guardare.”

 (Antonio Belsito)

“Pali
vestiti di neve
e sopra passeri
ghiacciati giacciono
come sentinelle
d’un tempo
controverso
di occhi sbarrati.”

 (Antonio Belsito)

“D’un frastuono
cupo
quando s’infrange
pietra
contro pietra
e scintilla
fa brillare
l’incontro
d’un intenso sfaldarsi
di schegge
furibonde
perse nell’essere unità.
Frammenti.”

 (Antonio Belsito)

“Seduto sul gradino
d’appoggio levigato
col sole che conta le rughe
del tempo
e nel tempo
continua lo sguardo
d’iride dilatato
come finestra su un campo
orizzonte
senza ostacoli presenti
ma
duramente
passati
di occhi bagnati
di fatica
a deglutire bisogno
e nel sonno
a tirar via i denti
d’una dignità
che imperversa
come stelle nel cielo
a raccoglier briciole
di sorrisi
mentre i calli
di mani e piedi
decorati
gridano l’orgoglio
d’un bicchiere di vino
a voler dimenticare
tristezza
con la forza
d’un gomito alzato.

Uomo o Dannato.”

 (Antonio Belsito)

“C’è il mare.
Accarezza il vento
scorre la sabbia
riflette la luce
di luna piena
e nuvole disegnano di grigio
e il blu scuro s’insinua
e si muove foglia
d’autunno vestita
e insiste la pioggia
tra l’eco di lacrime
e il furore di sorrisi:
occhi.”

 (Antonio Belsito)

Voce
che altra voce
porti via.

Male
che altro male
produci.

Morte
che di vita
ti sazi.

Prigioniera degli uomini
e altri ne fai…

Guerra,
dalle macabre tonalità
lambisci cuori umani
con disumana mestizia.

Oasi
per gli assetati
di potere.

Ristoro
per gli affaticati
dalla pace.

Amuleto
per gli sfortunati…!”

 (Da “Silenzi” di Antonio Belsito)

Nulla è quiete
ché cadono anche le stelle
nel cielo che culla;
ché passa il sangue nelle vene
a flusso veloce
e non si sente rumore;
ché quando apri gli occhi
entri nella stanza del mondo
eppure i passi non si percepiscono;
ché quando pensi o
quando ricordi o
quando sogni
s’aprono cassetti
nel silenzio di giorni;
ché una lacrima bagna
come fosse onda
eppure sembra carezzare
come fosse
brina.”

 (Antonio Belsito)

“È uno scroscio
che tocca
come fosse
-spedito-
un tacco.
Bussa
alla finestra
la pioggia
maldestra:
penso
affanno
e naufraga
il senno.
Ho voglia
di carezze
che allontanano
tristezze.
Fruscio
di vento
e
io ti sento
mentre scorgo
commento
le emozioni
le sento
le prendo
e
non mi pento.
Riempio
d’un sussulto
il tormento
-non mento-
agguanto
il tuo sguardo
mordo
il desiderio
sordo
perché senta
il ticchettio
lo sfavillio
lo scintillio
che consumano
le ore
nel mio cuore.

Ancoro
il mio respiro
che si perde
in un giro:
sogno.
Inspiro
espiro
ammiro
tiro il fiato
sospeso:

ho atTEso.”

 (Antonio Belsito)

“Lasciami stare ancora un po’
in questo letto stropicciato
di carezze,
in questo letto profumato
di sguardi,
in questo letto permeato
di noi.

Lasciami sentire ancora un po’.

È dolce schiudersi di mattine
al desiderio delle sere
e si torna
come fosse estate
nell’intensità delle mareggiate
e sorprende l’autunno
di foglie lievi
come cascate
e svanisce la paura dell’inverno.

È di nuovo primavera.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di  Antonio Belsito)

“Ore
di sere vere
di solo sole;
il mare che è sale
e non si ferma il sudore.
Amore
senza amaro:
la luce di un faro.
Raro
è come caro;
si vede poco
e io gioco.
Fuoco.
Arde, morde
vibra come corde.
Sentimento
perché io non mento.
Sento,
conto il tempo,
campo.
In un lampo
mi addentro
mi scontro
lo affronto.
Stringo
perché non fingo
l’abbraccio.
Bacio,
mi avvicino,
torno bambino.
Mi batte il cuore,
fragore,
stringo il mio rossore.
Fremo
temo
tremo.
Ore
di sere vere
di solo sole.
Di vita e di ardore.
Colore.”

 (Antonio Belsito)

“Ho sentito di stelle illuminare,
ho visto lune sognare,
ho toccato cieli e mari,
ho gustato quadri:
l’odore della vita,
la fatica della salita,
il vino buono in gita,
l’acqua salata,
il participio passato “scalata”,
l’ansia in ascensore,
una lacrima d’amore,
un giorno di furore,
la fuga dal rancore,
il ticchettio e le ore.
Poi, la solitudine
come fosse similitudine della moltitudine;
ancora la gratitudine di un sorriso
che colora il viso,
il magone di uno sguardo
sia buono che bugiardo,
il coraggio di affrontare
e la voglia di considerare,
la corazza per rimpinguare la stazza.
“Ah!” Anche l’abito per fare il monaco:
“ammazza!”.

Il giudizioso e il giudicare,
la zattera per salpare,
lo specchio da arrampicare,
l’ancora per atterrare.
Però è bella
perché c’è tanto da fare
e da imparare
e, comunque, è inquieta
e sorprendente come il mare.

Ah! Dimenticavo…
… ho visto anche farfalle volare.

Buon Natale.”

 (Antonio Belsito)

“Ti nascondi dietro le stelle,
aspettando l’abbraccio del mare.
Un gabbiano sta a guardare.
Corre una nuvola nell’intimo celestiale
e la sabbia sembra mancare.
Scorrono i granelli tra le dita
mentre la luce di una lanterna
sembra carezzare.
È la dolcezza del sale.”

 (Antonio Belsito)

“Tutto ciò che ci rimane
passerà
sarà
eternità.
Di acqua e di fuoco,
di ossigeno e di anidride carbonica,
di gas, di liquido o di solido,
di sole e di tempesta,
di certezza.
Tutto ciò che ci rimane
passerà
sarà
eternità.
Un volo sulla terra
e una passeggiata in cielo,
radenti per sentire
il vero.
Un battito e un magone,
tra felicità e dolore
nell’incedere delle ore.
Un sogno
ancora aperto
sotto un tetto.
Tra le stelle,
sulla luna,
un tuffo
su una nuvola.
Una mano,
una contorsione di braccia,
un bacio in uno sguardo
e sentire ciò che sarà,
seppur passerà.
Eternità.”

 (Antonio Belsito)

“Cosa vuoi che sia un colore?
È una carezza d’immagini, un soffio di pensieri, un ricordo.
È un palpito di fantasia, una sorpresa di magia, un magone di…

Cosa vuoi che sia un colore?
È la gioia di un gioco, la rima di una musica,
la sfumatura di un istante.
È un senso, forse anche un verso, una direzione.

Cosa vuoi che sia un colore?
Se fosse rosso, blu o giallo
ma anche se fosse nero, grigio o verde.

Cosa vuoi che sia un colore?
È la luce di un sorriso, la dolcezza di uno sguardo,
il palpito di un’anima.
È uno/uno di noi/e noi/ siamo/ quell’uno.

– Ti senti? Toccati… –

Cosa vuoi che sia un colore?

È rosa.

È un rosa.

È un colore.

Cosa vuoi che sia un colore?”

 (Antonio Belsito)

“Le vedi le stelle?
Le stelle.
Vedo un oceano di lacrime brillare,
vedo una primavera di cuori pulsare,
vedo un’onda di umori arrivare.
Sento un profumo di anime luccicare,
sento un vento di emozioni spirare,
sento l’ebbrezza del tempo passare,

sento la vita.

La luce e il buio,
il bianco e il nero,
il “chiaro” e lo “scuro”.

Accarezzo l’emozione dell’essere,
tra un sasso puntiforme e una nuvola colorata,
tra granelli di sabbia ambrata e una farfalla “dannata”,
tra la gioia di un sorriso e le orme di un viso,
tra una carezza fatale e il gusto del sale,
tra una parola scandita e un urlo di vita.

Le stelle:
le vedo volare
come un aquilone sul mare,
le vedo navigare
come anime
e salpare,
le vedo cingersi
come abbracci,
stringersi
come lacci.

Le stelle:
le vedo cadere
e rialzarsi,
essere
e, poi, fermarsi.

Sono curiose le stelle.
Sono un segreto da custodire,
un pensiero da dire,
un motivo per “odiare”
e un altro per amare.

Le stelle sono angeli che illuminano il mare.”

 (Antonio Belsito)

“Sorridere senza diverbi,
senza dispute e senza condanne.
Sorridere nel miglior momento,
sorridere nel peggior momento.

Sorridere quando si è soli,
quando si è lontani,
quando si pensa.

Sorridere quando si è in due,
quando si sta per diventare tre,
quando il mondo non te lo permette.

Sorridi sempre,
in ogni momento,
per ogni avvenimento.

Sorridere è vivere,
rimarginare ferite,
annoverare speranza.

Cogliere la vita
così come si presenta.
Poter immortalare
ogni singolo momento
in fotogrammi
e, finalmente, sorridendo
veder scorrere la propria vita.”

(Da “Silenzi” di Antonio Belsito)

Se fosse vero che il cuore pulsa
ma non sempre “irrora”;
se fosse vero che il cervello elabora
ma non sempre “illumina”;
se fosse vero che il collo sostiene
ma non sempre “gira”;
se fosse vero che le spalle proteggono
ma non sempre “difendono”;
se fosse vero che le braccia si allungano
ma non sempre si “flettono”;
se fosse vero che le mani stringono
ma non sempre “colgono”;
se fosse vero che il busto appare
ma non sempre è;
se fosse vero che le gambe sopportano
ma non sempre corrono;
se fosse vero che i piedi poggiano
ma non sempre aderiscono…

Se fosse vero…”

 (Antonio Belsito)

Un petalo vola come le ali di una farfalla,
portato dal vento delle sensazioni,
accarezzato dalla luce delle emozioni,
riscaldato dal calore dell’umanità.

Un petalo non è il fiore bensì rende il fiore.

Un petalo è una carezza,
un abbraccio,
una parola.

Un petalo è un semplice soffio,
un sospiro,
uno sguardo.

Un petalo è gusto,
tatto,
udito.

Un petalo è ciò che è stato,
ciò che è
e ciò che sarà.

Un petalo sono io,
sei tu,
siamo noi.

Un petalo è libertà,
rispetto,
coraggio.

Un petalo è coscienza,
diligenza,
conoscenza.

Un petalo
è l’aridità che diviene fertilità,
è la rabbia che diviene dolcezza,
è l’odio che diviene amore.

Un petalo è, semplicemente, un petalo…
… ma può divenire un fiore.”

 (Antonio Belsito)

“Se mai un giorno dovessi tornare
nella tua pienezza,
dovessi illuminare nella tua dolcezza,
dovessi sfiorare quel desiderio che sono io..

Se mai un giorno dovessi concederti
al palpito sconosciuto,
schiuderti come una rosa,
divenire petalo..

Se mai un giorno dovessi riscoprire
il chiarore dell’alba
mentre, delicata, accarezza il tuo volto
o dovessi sentire il soffio soffice del vento
che abbraccia i tuoi capelli..

Se mai un giorno dovessi accorgerti di me
mentre i miei occhi nascosti
guardano te..

Se mai un giorno.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“È come un sogno a primavera
quando sopraggiunge la sera
e il sole ne risente
perché s’immerge nel mare
e saluta la gente.

I ricordi,
come foglia sull’acqua,
annaspano
e si addormentano.”

 (Antonio Belsito)

“Cosa sai tu del dolore?
Tu conosci il dolore
che strazia il cuore,
strapazza la mente,
apre ferite?
Tu conosci il dolore mentre corre,
il dolore mentre guarda,
il dolore regalato?
Tu conosci il dolore dannato,
il dolore insensato,
il dolore affamato?
Tu conosci il dolore addormentato,
il dolore simulato,
quello affannato?
Tu conosci il dolore?
Quello santificato,
quello beato,
quello gridato?
Tu conosci il dolore
che gela la luce,
immobilizza il buio
e corre sull’orizzonte?
Tu conosci quel dolore
mentre acchiappa le stelle,
stringe la luna
e maledice il sole?

Tu conosci il dolore?

Il dolore che ingiallisce le foglie,
il dolore che secca gli alberi,
il dolore che è fulmine,
tuono o nubifragio.
Tu conosci il dolore
mentre la zattera è in mezzo al mare,
sola,
e tu non sai che fare?
Tu conosci il dolore
mentre nel fango s’inciampa,
nella palude si resta,
il dolore che diventa festa?
Tu conosci il dolore della morte
che diviene sorte,
di occhi spenti
perché non hanno pregato i santi,
di mani disunite…
… il dolore di vite?
Tu conosci quel dolore assassino,
quel dolore iniettato
perché bisogna tacere,
quel dolore che è dovere?

Tu conosci il dolore?

Quel dolore garbato,
quel dolore raffinato,
quel dolore incravattato.
Tu conosci il dolore
mentre chinato su un libro
riconosce che non c’è nessun equilibrio?
Quel dolore che diventa la farsa
perché il sistema è tutta una salsa.
Tu conosci il dolore
del pane spezzato
duro e azzannato,
il dolore di uno schianto
da una scogliera, da una finestra o da un balcone
perché il dolore diventa la peggiore condizione?
Tu conosci il dolore
di chi è senza parole,
di chi non sente,
di chi non vede neanche la gente?
Tu conosci il dolore
che non può alzarsi,
che non può sdraiarsi
e neanche riesce a saziarsi?
Quel dolore che è tormento,
forse, lamento,
quel dolore che è un momento.

Tu conosci il dolore?

Il dolore che scorre nei fiumi,
il dolore che dorme nei laghi,
il dolore degli aghi.
Tu conosci il dolore
di quei quattro,
di quel popolo,
quel dolore che è matto?
Tu conosci il dolore
della strada che incanta?
Il dolore che sembra lontano,
quello che sembra estraneo,
il dolore che gira l’angolo
e…
Tu conosci il dolore
che piange
e non si ferma
perché ha solo lacrime
e la terra?

Tu conosci il dolore?

Il dolore non si pente.”

 (Antonio Belsito)

“Alle donne

La tua dolcezza mi resta dentro come la delicatezza dei tuoi passi.
La tua carezza mi resta dentro come l’abbraccio del tuo cuore.
Il tuo sorriso mi resta dentro come la sorpresa delle tue parole.
Il tuo profumo mi resta dentro come il sapore dei tuoi occhi.
Mi resti dentro.”

 (Antonio Belsito)

“Vorrei saltellare sulle nuvole
e lasciarmi spingere dal vento.
Vorrei lasciarmi bagnare dalla pioggia e infreddolire dalla neve.
Vorrei lasciarmi asciugare dal sole
e illuminare dalla luna.
Vorrei scoprire come stanno le stelle lassù dove di più non si può.
Vorrei passeggiare sull’orizzonte.”

 (Antonio Belsito)

“Ti ho sfiorato come fossi petalo
mentre la rugiada ravvivava le mie labbra.
Ti ho sentito come fossi foglia
mentre una folata di vento lambiva i miei battiti.
Celeste, grigio, nero era il nostro sospiro
mentre il sole diveniva rosso,
le nuvole si nascondevano
e la luna con le stelle sorridevano.”

(da “Sei tutto ciò che di bello mi accade”  di Antonio Belsito)

Lo senti il flagello?

Le carni si rivoltano come fossero stoffe da cucire,
mentre il sangue gorgoglia come fontana di piazza.
Le grida s’intensificano come fossero fuoco che divampa.
Il vento si alza.

Lo senti il flagello?

Sono gente che corrono come fossero onde nel mare,
sono braccia che si stringono come fossero radici che s’intersecano,
sono occhi che si guardano come fossero vulcani.
Sono polvere.

Lo senti il flagello?

Sono passi che si lasciano.
Sono orme che rimangono.”

 (Antonio Belsito)

“Ora, chiudi gli occhi.
Inspira, lentamente.
Stringimi la mano.

Ci sono.

Ci siamo.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“Guarda in alto e non lasciarti mai cadere.

Plana.

Cerca nell’intensità del cielo azzurro,

corri tra le nuvole,

accarezza il sole.

Attendi la luna per raccontare il sogno

e le stelle per accendere il desiderio.

Pretendi la fantasia

e non lasciarla.

Insegui l’anima senza farti accorgere,

gioca a nascondino

e lasciati scovare dalla vita.”

 (Antonio Belsito)

“Gli occhi
come il cielo
sul mare
a risplendere
d’infinito
in un abbraccio
d’essenza intensa
come arcobaleno
sul grigio
a richiamar la vita
in uno sguardo.”

(Antonio Belsito)

“Mare imbrattato di cielo
di bianco latte increspato
giallo solco di sole
verde arato il fondale
e sabbia d’arancio sminuzzata
di neri falò disseminata
trasparente il vento
scompiglia le piume d’un gabbiano
puntato su un grigio scoglio
a seguir lo svolazzare d’un foglio
che si stropiccia lungo il bagnasciuga

fuga.”

 (Antonio Belsito)

“E se solo potessi sfiorare
il tuo pensiero
senza distrarlo
e sentirne l’intensità
come vento furibondo
ad avvolgere
mi inginocchierei
e ti tenderei la mano
per trovare la tua.”

(Antonio Belsito)

“E non pensare che quando arriverai
mi troverai così facilmente
perché sarò nascosto
– ma non per paura,
bensì perché voglio il tuo coraggio
nel cercarmi –
e sappi che la vita mi ha scovato
e abbiamo giocato sino allo spasmo
nella polvere della strada, alla luce del sole, nell’acqua di mare,
tra i pini di montagna.
Ci siamo rincorsi con la vita
imbrattati dall’azzurro cielo
a seguire le scie delle stelle
ad acchiappare il vento
a bere ogni goccia di pioggia
ad impantanarci in una pozzanghera
a sentire il rumore
e ad ascoltare il suono.
Sarò felice di nascondermi,
sapendoti vicina, dietro l’angolo,
sotto il tavolo, davanti alla finestra,
sotto le lenzuola.
In quel momento non ti concederò nessuno dei miei ricordi
che stringerò a me mentre stringo forte gli occhi
ma non perché non voglio guardarti
ma solo perché non voglio donarti.
Tu non sai cos’è un abbraccio.
E io lo farò.
A occhi chiusi ti abbraccerò.”

 (Antonio Belsito)

“Il tempo
ha l’intensità di un bacio
il peso di una carezza
la necessità di un abbraccio
il volto del cielo
o del mare mosso
a prender
o a ridare
granelli di sabbia.”

(Antonio Belsito)

“Camminami sull’anima e non mi calpesterai.”

(Antonio Belsito)

“Amore mentre cerchi invano
Amore sul divano
Amore in una mano
Amore ogni sera
Amore a intensità vera
Amore di cera
Amore stropicciando gli occhi
Amore di giochi farlocchi
Amore esausto di tocchi
Amore, comunque, amato
Amore, comunque, desiderato
Amore donato.”

 (Antonio Belsito)

“Voglio immaginare
tutto ciò che ti accade
senza che tu sappia
perché, almeno, ti sento più vicina,
seppur tu sei lontana
e
non sai di me
quanto io so di te.”

(da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di  Antonio Belsito)

“Un dondolo che culla una nuvola, 
il sole che fa capolino,
la corsa affannata
di un giocoso bambino,
il mondo come base di un orologio,
un foglio
che svolazza
e lambisce un faggio,
il coraggio di un saggio.
Mentre un fiume inonda di azzurro
e colora di cielo la felicità
un vulcano esplode dolce verità
e una barca affonda nella vita
e una lacrima
è solo il segno tangibile
della serenità.”

 (Antonio Belsito)

“Quando l’alba s’infrange
contro il vento
e foglie si staccano in silenzio
e fili d’erba colorati di rugiada
contano il tempo
e nuvole si sorpassano
ed è luce intermittente
e passi compassati succedono
a sguardi sedati
e parole strette tra i denti
e silenzi seduti comodamente,
l’odore di te
le tue labbra dipinte di me
le nostre dita in se
il mio e il tuo addome, beh…
caviglie a sfiorarsi
capelli a sciogliersi
respiri a confondersi.

La nostra estate.”

(Da “Sei tutto ciò che di bello mi accade” di Antonio Belsito)

“T’immagino
e dolce diviene il desio
mentre la fantasia
incessante
ti disegna
e diventi tela
da sfiorare
come petalo
che s’apre al sole.”

(Antonio Belsito)

“In un tuffo di baci
abbracci
a incollare gli occhi
a riempir le bocche
a sentire fianchi
in un subbuglio
di colori
che sanno di odori.
Amori.”

(Antonio Belsito)

“Catturami in silenzio
senza dirmi
e strappami l’anima,
sussurrando.
Culla ogni carezza
senza distrarre il momento.
Strapazzami di tutto ciò che senti
e non privarti.
Il tempo è l’intensità di non perdersi.”

(Antonio Belsito)

“E che quando alzerai gli occhi
dovrà sorprenderti ogni espressione
dovrà travolgerti ogni batter di ciglia
dovrà incantarti la lucentezza che promana
dovranno, le mani, divenir le tue
e le tue gambe dovranno congiungersi ai suoi passi
e dovrete iniziare a correre
così veloce
che quando finirete
vorrete ricominciare.
Un altro istante.”

(Antonio Belsito)

 

 

“ Piangi
perché è ricominciare
e mai finire
perché si ha bisogno di dire
e di continuare
piangi
perché è il suono da coccolare
la solitudine da abbracciare
l’incomprensione da superare
piangi
perché vorresti volare
eppure bisogna atterrare
e non riesci a stare
piangi
perché si presenta il dolore
la paura è odore
la morte, forse, diventa colore
piangi
perché sorprendi te stesso
– che non sei di gesso –
e se c’è un bene o un male
senti la forza per affrontare.
Piangere è amarsi e amare.”

(Antonio Belsito)

“Che ne sai
di quanto possa scaturire
da uno sguardo
mentre il sole rischiara
e la luna sfiora
e il cielo s’apre
e colora il mare
e il vento sospira
in apnea
o in emersione
d’uno spunto di dolcezza
o d’un tratto di tristezza
e quelle pupille dilatate
si ritrovano in una danza
a rincorrersi senza fermarsi
in un fremito incessante
il momento
in una tavolozza d’intensità
a sorridersi
o a non trovarsi
o a sfuggirsi
e, comunque,
a sognarsi.”

(Antonio Belsito)

“E tu lasciami affogare
che non c’è ritorno
in questo mare
e nell’intensità di ogni onda
voglio perdere il respiro
mentre il mio cuore affonda
ché è solo una sensazione
la morte
in una marea d’emozione.”

 (Antonio Belsito)

“È tutto così.
A propulsione.
È uno scatto di muscoli e
sentimento l’abbraccio.
È una stretta da morsa.
Le mani diventano tenaglie
e si afferra il bene.
Ci si incolla.
E ci si dice.
Abbracciami.
Ora.”

 (Antonio Belsito)

“Che vuoi che sia
se scappi e non ti fermi
se scorgi e non accogli
se acceleri e, poi, non freni.
E’ tutto qui.
Basta saperlo.
E’ tutto qui.”

 (Antonio Belsito)

“E se un albero si inchina al cielo
mentre il vento soffia fiero
e la sabbia si unisce al mare
e un gabbiano inizia a volare.
E se un passo accompagna l’altro…”

 (Antonio Belsito)

“Non c’è una regola.
È tutta una “combriccola”,
un disegnare , con un dito, il cielo,
un inseguire, con gli occhi, un aquilone,
un inciampare e conoscere la paura
per imparare a trovare, poi, il coraggio di rialzarsi.
E si inizia a capire.
E si inizia a ragionare.
E si inizia fino a quando non si vuol più ragionare.
Non c’è una regola
per perdersi tra le stelle
o per ascoltare il mare
o per stare, soli, con la fronte poggiata alla finestra
per, poi, aprir le braccia
e simulare la libertà di un gabbiano.
No! Non c’è una regola
per piangere forte (ma forte)
contro l’amore
e, quasi nell’immediatezza,
abbracciarne il favore.
Inviarsi un “vaffanculo”,
trascinarsi dopo un pugno,
accasciarsi per una morte,
“pagare” con la vita.
Non c’è una regola
per capire che non ci sono eroi
(o che non dovrebbero esserci degli eroi)
ma solo uomini e altri uomini
che si dicono
e, poi, si chiamano
che sia Repubblica
che sia Stato
che siano politici
che siano magistrati
che siano funzionari
che siano associazioni
anche di mafie
pur di massoneria
oppure di sport.
U o m i n i !
Non c’è una regola
per guardarsi negli occhi
– finanche allo specchio
da soli o in compagnia –
e sentire l’ebbrezza della vita
che è solo un attimo.
Solo un attimo.
C a x x o.”

 (Antonio Belsito)

“Ti dono parole che cadono sotto un cielo.
Ti dono parole che rovistano tra gli occhi.
Ti dono parole che arroventano il cuore.
Ti dono parole che sanno di terra.
Ti dono parole.
E sia la pioggia
e sia il sole.
Ti dono parole contorte come l’eco.
Ti dono parole graffianti come l’aratro.
Ti dono parole lucide come un vetro.
Ti dono parole, a frammenti, come cocci.
E siano tuoni.
E siano fulmini.
E siano tempeste.
Ti dono parole che sono uragani.
Ti dono parole che luccicano di stelle.
Ti dono parole che puzzano di bruciato.
Ti dono parole.
E sia sangue che scorre.
E sia rabbia che si arrovella.
E sia ruga che annaspa.
Ti dono parole che sanno di amore.
Ti dono parole che sanno di sale.
Ti dono parole.
Sole.”

(Antonio Belsito)

 

“Che le stelle hanno pietà
 
anche quando la luna è a metà
 
e cullano del ciel
desio
in un fruscio di foglie
svegliate dalla brezza del mare
mentre rena si rincorre
e i grilli stornellano
e le lucciole accendono
colori
di scoperta.
E i fiumi
 
più o meno stanchi
 
cercano il percorso
per sgorgare
senza dannare
e i fiori
 
nel buio
 
con i loro petali setati
 
rassicurano di delicatezza.
 
Ed è garbo.” 
 

(Antonio Belsito)

“Perché non ci si può fermare
neanche se la puzza ottura le narici
e bisogna sempre correre
lasciando scorrere le ginocchia,
già pronti,
nell’eventualità,
a cadere con le mani
tant’è forte l’impeto
e tant’è intensa la frenesia
che il controllo del corpo in fuga
è quasi eresia
e, allora, si trasuda il sogno della libertà
mentre caviglie e ginocchia
battono il ritmo del risveglio
verso un giorno…
…chissà.”

(Antonio Belsito)

 

 

“E si sta così.
Alla ricerca di una direzione.
E si ascolta.
E si guarda e si aspetta.
E ci si muove.
Un po’ così.
Perché è pure ‘così’ che si capisce tanto.
Forse, troppo.
Va così.
È così non bisogna cedere.
Mai.”

(Antonio Belsito)

 

“Ti cerco tra queste note
al gusto del vino
perché tu sei l’ebbrezza
e io voglio essere
carezza
oltre la pervicace timidezza
che vuol tacermi
di te.
E non si placa l’accorato richiamo
ché gli occhi si schiudono
e mi trema la mano.
È un uragano
la bellezza
e non lascia respiro.
In apnea
ritrovo il tuo viso
che mi fa dono di un sorriso.”

(Antonio Belsito)

“E mi perdo senza un perché
perché non c’è motivazione
in una bufera di percezione
in un uragano di sensazione
e non c’è ragione
e non c’è tempo
chè non aspetta il sentimento
chè affiora e sconquassa
pur che sia un momento
tanto è forte e lento
e non c’è cielo
e non c’è nuvola
in quest’infinito
e non c’è spiegazione
perché tutto accade
senza convenzione
ed è emozione.
Senza sottrazione.”

(Antonio Belsito)

“Lasciami
– senza domandarti –
nella consapevolezza del tuo desio.
Stringimi
– almeno col pensiero –
nell’eternità del tuo cuore.
Coccolami
– silente –
nella reciproca coscienza
di esserci
senza dircelo.
Immaginami
e sentirò il tuo abbraccio.
Io ti amo.”

(Antonio Belsito)

 

“Non dirmi
che diventa difficile
anche riflettere
perché l’amore non ha età.
È la verità.

Se solo

poi

ti guardi intorno

vedrai

il bisogno che c’è d’amore
e capirai.
Che non si può prescindere
dall’umanità di esserci
perché non ha più senso
uccidersi.

Allora

abbracciami
perché è più facile

che è un senso utile

e non fa male come l’inutile.

In questa storia di guerre avide
ove il confine è labile

ove non basta riempirsi di sostantivi

o aggettivi

perché il bene e il male
sono solo parole
da tralasciare
se solo si vuole davvero ricominciare
a camminare
sulla stessa strada
per ritrovarsi UOMINI.”

(Antonio Belsito)

“Lasciami quel senso di ignoto
nella furia di un tempo
ormai passato.
Lasciami rovistare ogni angolo,
lasciami sbirciare ogni secondo,
lasciami trascinare
perché voglio sentire l’in-successo
intenso come fosse successo
perché non si placa
e non si smorza
e non si perde
quel senso di affanno
di esserci
e non esserci stato.”

(Antonio Belsito)

Delirio di onnipotenza n. 1

“Siamo tutti e nessuno
a rincorrere gloria
come fosse pane,
a spalmare formaggino
e, poi, bere un brodino.
Siamo tutti e nessuno
a inventare pregiudizi,
a confezionare giudizi,
a carezzare letame.
Siamo tutti e nessuno
a ergerci come migliori,
a qualificarci Super-iori,
ad attendere l’arancione
della lanterna semaforica
per sprintare come fosse verde.
Siamo tutti e nessuno
a mistificare il reale,
ad alterare identità,
ad amplificare con viltà.
Siamo tutti e nessuno
a descrivere un calvario
col distacco pungente
di chi mente.
Siamo tutti e nessuno
a descrivere le stelle
con la vicinanza saccente
di un essere subdolo e latente.
Siamo tutti e nessuno
adagiati sul cesso
a lottare contro stitichezza
o a sorridere alla fluidità.”

(Antonio Belsito)