Nik SPATARI E Hiske MAAS: una vita chiamata “MUSABA” di Antonio Belsito

MuSaBa

Mammola. Un borgo in provincia di Reggio Calabria. Di quei borghi così piccoli ove si arriva solo per una ragione: o perché ci si abita (o si hanno amici e parenti residenti) o perché si gradisce lo Stocco. Mammola è la patria dello stocco.
Uno di quei paesini che sa di Calabria autentica.
L’odore della terra che accompagna il viaggio lungo il paesino, il profumo del mare portato dallo stocco che si cucina in ogni dove, la parola di accoglienza e cordialità offerta dall’anziano/a seduto/a in piazza alla luce del sole, le case unite le une alle altre che rendono il mosaico delle esistenze presenti.
Paesino arroccato sulle falde di una catena montuosa e lambito dal fiume Torbido, dal suo affluente Chiaro e bagnata dalle fiumare Neblà e Zarapotamo.
Proprio in prossimità del letto del fiume, si stanzia una stradina stretta e lunga che sembra senza uscita tant’è protetta dalla folta vegetazione. Ma lo scorrere del fiume sembra invitare a percorrerla. Per seguirne le acque limpide. E riflettere.

D’un colpo, in alto, arroccato, si nota una sorta di Santuario vivo di colori. Sì. Non solo pietre e cemento: tra ulivi secolari e terra ambrata, spiccano colori di tonalità varia. Un’impronta di vita che, proprio come il fiume attiguo, “disseta” quel territorio, quel costone di montagna.
Colori che non possono sfuggire all’occhio umano, pur disattento, tant’è l’intensità che sprigionano. Luce.
E non si può non percorrere la stradina per capire le ragioni di quei colori. In mezzo alla natura.
Così, ci si ritrova dinnanzi a un antico monastero basiliano, attorniato da opere d’arte, tra sculture e pitture, mosaici e un verde curato come opera artistica ad abbracciare le strutture (e ristrutturazioni) progettate da Nik col supporto di Hiske.

Arte.

Si entra in un luogo fantastico, surreale, esclusivo.
Un eden di incanto e di rispetto per la VITA ove è la VITA stessa a esser rappresentata nella sua onnipotenza autentica.

E, così, si incontrano gli occhi di Nik Spatari e Hiske Maas.

Nik, calabrese color terra. Hiske, olandese chiara come la luce.
La luce e la terra che si fondono e tutto diventa fotosintesi clorofilliana.
Origina il senso più profondo della vita in quel luogo, in quegli occhi, stretto tra quelle mani.

Il MUSABA.

Un Parco Museo che protegge l’arte in un tempo in cui l’arte è sempre più marginale perché, per qualcuno, non “da il pane” e, quindi, forse, non va tutelata come merita.
Infatti, questo Parco Museo è frutto: a) dei sacrifici personali di Nik e Hiske; b) dell’ausilio dei volontari che contribuiscono a questa bellezza talmente sorprendente da allontanare dalle brutture del mondo; c) della natura che sembra genuflettersi a questa bellezza, sostenendola.

Nessun contributo pubblico a sostegno.

Eppure, l’arte è un valore costituzionale da tutelare e promuovere.

Perché?
Perché l’arte conferisce quei sentimenti, quelle emozioni, che inducono l’umanità a riflettere, a ritrovarsi, a dirsi, a significarsi, a parlarsi.

Anche a donarsi.

È tra i segni più tangibili della HUMANITAS e uno Stato ha il dovere di salvaguardarla con apposite misure perché è socialità, democrazia, popolo.

Ecco che in quella terra ambrata, tra quegli uliveti secolari, viuzze di terra battuta, sentieri lungo il fiume, pietre dell’antico monastero, si trova il limo fertile di Nik e Hiske, ove è cresciuto, negli anni, il virgulto della vita tra rappresentazioni artistiche che trasudano il sentimento dell’esistenza nel suo chiaroscuro.
Corpi di maschio e donna a indicare il senso della purezza più intima, nuda, senza pudore e senza vergogna perché – nella genuinità della vita – l’uomo e la donna sono già unione, fusione, forza generatrice di altra vita che diventa colori di intensità differente come fosse linfa a rivitalizzare altre esistenze; allora, ecco gli animali che non mancano, che compaiono sempre, che ritornano perché gli animali si donano per quel che sono, senza nascondersi, senza ingannarsi, pur nella loro irruenza istintiva, impetuosa, anche mortale. Gli animali esprimono la forza della natura così come è. Quella forza che diventa prisma perché è nelle gradazioni di colore che si specchia il senso della vita tra alti e bassi, agi e disagi, gioie e dolori. Si alterna la maternità, il grembo, l’utero a protezione di un segreto che può nascere così come fermarsi ma esserci stato, lasciando traccia, suono, movimento, colore. Non manca l’uomo che esprime rabbia, avversità; l’uomo cruento nella sua manifestazione esagitata. Di colpo, ecco la donna nella sua bellezza incantevole, nella sua delicatezza di carne, nella sua profondità di spirito, nel suo piacere di essere donna. Ed ecco uno scheletro, anche in braccio a un uomo, perché siamo struttura, siamo corpo, siamo ossa, siamo pieni e siamo anche vuoti.
Nik e Hiske a raccontare la loro storia, la storia di ogni individuo, di ognuno di noi.
Nik e Hiske a cercare altri volti, altre mani, altri sogni.
Nik e Hiske ad accogliere altri artisti.
Nik e Hiske ad abbracciare una terra aspra ma colorata.
Nik e Hiske come taluni giovani e meno giovani a cercare il senso più profondo dell’esistenza nella consapevolezza del tempo, dello spazio, degli altri.
Nik e Hiske a disegnare una dimensione di HUMANITAS imprescindibile per camminare insieme e raccontarsi, nonostante i rovi.

Nik e Hiske, anche, soli a frugare nell’anima.

Perché dei cuori possono pulsare in una giungla e, magari, ruggire d’amore.

Così si apre la meravigliosa opera “Il Sogno di Jacob” di Nik:

“IL SOGNO DI JACOB”, FANTASCIENTIFICA VOLTA: È DEDICATA A MICHELANGELO ASTRONAUTA DELLA SISTINA; A CAMPANELLA UTOPISTA DELLA CITTÀ DEL SOLE CHE, COME NIK E HISKE, SUBIRONO LA PERSECUZIONE DEI LORO TEMPI…

Nik e Hiske sintesi. E anche auspicio.
Oggi come ieri e come domani.

Nik e Hiske

il sogno di Jacob(Copyright2017)

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