“Libertà di stampa” e/o “diritto di cronaca” in uno stato di diritto? di Antonio Belsito

Un foglio di quotidiano è “portato”, lungo un viale, dalle folate di vento; “plana”, “decolla”, “rotola” ma non si strappa.
Ancora intatto, viene afferrato al volo (come fosse carta straccia da cestinare) da un passante ; l’intento è di natura, prettamente, civile poiché la carta straccia non è arredo urbano e tanto meno decoro.
Il passante incuriosito – prima di cestinare – guarda quel foglio, legge, scruta; il suo volto si contrae, avvicina il foglio, maggiormente, agli occhi e continua a leggere interessato.
Conclusa la lettura, lo piega, delicatamente, riponendolo nella tasca della giacca con fare pensieroso: “perché quel foglio di quotidiano è stato lasciato per strada e non cestinato?”.
Eppure, è talmente integro che sembra esser stato custodito fino a qualche minuto prima, tant’è che nel ripiegarlo, il passante, segue le pieghe già presenti.
Giunto a casa, trova riposo, sul divano, dinanzi al caminetto “ardente”: il giusto ristoro in un autunno freddo. Infila una mano nella tasca della giacca, resa umida dalle poche gocce di pioggia che ne hanno accompagnato il ritorno, ed estrae il foglio di quotidiano.
Lo apre delicatamente e su una facciata campeggia un titolo a caratteri cubitali:

L’ITALIA È UNO STATO DI DIRITTO”.

Ma quale diritto?” – pensa il passante – “tutto può sembrare un diritto e tutto può esserne il rovescio”.
Continua a leggere, comodo, il contenuto sottostante al titolo che è un continuo elogio alla “perfetta” azione politica, fondamento dello stato di diritto.
D’un tratto, il passante interrompe la lettura, preso d’assalto da una miriade di domande:

È il diritto all’assistenza sanitaria pubblica che diviene, per necessità, assistenza privata onerosa?

È il diritto al lavoro che diviene obbligo di fornire consenso elettorale?

È il diritto alla previdenza/assistenza sociale che diviene marginale rispetto ai vitalizi parlamentari o di certuni consiglieri regionali, corrisposti senza misurarne l’efficienza/efficacia della reale azione politica?                              

È il diritto a una fiscalità proporzionata che diviene sempre più gravosa stante i “legittimati” evasori?

Il passante – rammaricato dalla lettura di un contenuto difforme dalla realtà (alla luce, soprattutto, dei tanti riscontri vissuti) – piega, nuovamente, il foglio di quotidiano e lo lascia cadere dalla finestra come fosse carta straccia.

Uno Stato di Diritto è uno STATO in cui OGNUNO ha il DIRITTO di SAPERE (oggettivamente) e il DIRITTO di DIRE (soggettivamente) affinché il DIRITTO stesso sia, sempre più, una CONDIZIONE ESISTENZIALE DI GIUSTEZZA e DIGNITOSA SOPRAVVIVENZA e NON una ZONA FRANCA nella quale RENDERE il DIRITTO un BISOGNO.

SÌ, BISOGNO DI VERITÀ’;
BISOGNO DI ONESTÀ;
BISOGNO, FORSE, DI DIRITTO.

STATO DI DIRITTO NON È DIRITTO AL BISOGNO MA È IL DIRITTO ALLA REALIZZAZIONE/SODDISFAZIONE DEL BISOGNO A MEZZO COMPARTECIPAZIONE, LEGITTIMA E LEGITTIMATA, DI TUTTI.

passeri

(copyright2012)

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