Blue Whale (balena blu): il “gioco” tra la vita e la morte di Antonio Belsito

È un “gioco”, uno di quei “giochi” virtuali, on line, in rete.

Un “gioco” con delle regole da seguire, rigorosamente. E di cui dare prova.

Ogni regola è una prova da affrontare.

E ogni prova affrontata va dimostrata.

Succede virtualmente.

E succede che si seguano le regole dettate dal “gioco”, istruiti da un “curatore” sconosciuto a cui dimostrare il rigore della piena adesione a ogni regola che diventa prova: dimostrare di farcela.

Ma far cosa?

Farsi del male. Farsi male.

Male.

Perché, oggi, farsi del male è diventato un gioco fino a morire.

Ogni regola è una lesione psico-fisica da provocarsi. In silenzio.

Perché è solo nel silenzio che si deve giocare per diventare degli “eroi”, dimostrando di aver affrontato e superato tutte le prove sino all’ultima: suicidarsi!

Il silenzio di nascondere (a chiunque possa dissuadere) quei cinquanta giorni di “avventura” per raggiungere la vetta: morire da “eroi forti e potenti”.

Buttarsi giù da un palazzo mentre ci si fa riprendere dall’amico significa diventare “invincibili”, forse, “eterni”.

LA VOGLIA DI SENTIRSI “EROI” GUIDATI DA ALTRI “EROI” CHE, PERÒ, NON SI SUICIDANO, BENSÌ GUIDANO AL SUICIDIO!!!

“EROI” CHE PROVOCANO ALTRI “EROI” IN UN ATTO DI “EROISMO” PARADOSSALE: RIMANERE IN VITA, INDUCENDO GLI ALTRI ALLA MORTE.

Ormai, i casi di suicidio da “Blue Whale” sono tanti, tantissimi. Ciò significa che il gioco è efficace. Ciò significa che il gioco piace. Ciò significa.

Un significato brutale su cui riflettere.

Vittime e carnefici sono dalla stessa parte ma con ruoli, nettamente, differenti: giocare, auspicando, provocando (i primi) e abbracciando (i secondi) la morte.

Ma non è questo gioco che rende “eroi”. E tantomeno il suicidio, quale fine del gioco, rende invincibili.

Non è una telecamera, un telefonino, che riprendono un volo da un palazzo a rendere immortali e coraggiosi.

Gli EROI lo sono perché hanno sempre difeso la VITA. Gli EROI sono quelli che trovano la loro FORZA nella VITA.

E GIOCARE non è farsi del male, bensì DIVERTIRSI, sorridendo alla vita.

Ammazzarsi per superare l’ultima prova del “gioco” è essere degli sconfitti, dei vinti, dei perdenti.

IL GIOCO NON VUOLE MORTE E LA MORTE NON È UN GIOCO.

G A M E  O V E R .

 

P.S. Le vittime stimate sarebbero per lo più adolescenti. In questi, la debolezza è, potenzialmente, maggiore. Ma, indipendentemente dall’età, la DEBOLEZZA di queste vittime dovrebbe indurre a riflettere perché ogni debolezza ha una fonte sociale da cui origina.

(Copyright2017)

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